L’Italia è un Paese dalla memoria lunga quando si tratta di delitti che hanno colpito il cuore dell’opinione pubblica. Alcuni casi si sono impressi nell’immaginario collettivo non solo per la violenza o l’assurdità degli eventi ma anche per i misteri irrisolti, per l’aura insospettabile degli assassini e per l’eco mediatica che li ha accompagnati per anni. Scopriamo, quindi, cinque tra i delitti più discussi dell’Italia contemporanea.
I 5 delitti più discussi dell’Italia contemporanea
1. Il delitto di Cogne: Annamaria Franzoni e la morte del piccolo Samuele
Il 30 gennaio 2002, nella villetta di Montroz, una frazione di Cogne (AO), il piccolo Samuele Lorenzi, di appena tre anni, fu ucciso nel letto dei genitori. Il bambino presentava svariati colpi alla testa inferti con un corpo contundente mai identificato con certezza.
La madre, Annamaria Franzoni, inizialmente denunciò la presenza di un possibile estraneo. Tuttavia, le indagini non trovarono segni di effrazione e si concentrarono su di lei. Nel 2008, Franzoni venne condannata in via definitiva a 16 anni per omicidio volontario. Ancora oggi, tuttavia, la donna ribadisce la sua innocenza.
Il caso divise profondamente l’opinione pubblica, anche per la discrepanza tra l’immagine della madre amorevole e l’accusa gravissima. Il delitto di Cogne resta uno dei casi giudiziari più controversi d’Italia.
Citazione
«L’unico movente plausibile è un impeto d’ira, scatenato da un evento banale ma destabilizzante».
– Sentenza di Cassazione, 2008
Approfondimento psicologico:
L’infanticidio da parte di una madre viene spesso spiegato attraverso reazioni psicotiche acute o disturbi dissociativi: una rottura momentanea della realtà che sfocia in violenza.
2. Il caso di Meredith Kercher: Amanda Knox e l’omicidio a Perugia
La notte tra l’1 e il 2 novembre 2007, Meredith Kercher, studentessa britannica in Erasmus a Perugia, è stata sgozzata nella sua stanza. I sospetti ricaddero inizialmente su tre persone: il fidanzato italiano Raffaele Sollecito, la coinquilina americana Amanda Knox e l’ivoriano Rudy Guede.
Mentre Guede ricevette una condanna con rito abbreviato (16 anni, poi ridotti), Knox e Sollecito furono assolti in via definitiva nel 2015, dopo otto anni di processi mediatici e giudiziari.
Il caso attirò una risonanza mondiale, soprattutto per la narrazione della “femme fatale” e l’attenzione morbosa sulla sessualità della Knox. Ancora oggi è oggetto di libri, documentari e podcast.
Citazione
«L’assoluzione è motivata da mancanza di prove certe e coerenti».
– Corte di Cassazione, 2015
Approfondimento psicologico
La pressione mediatica tende a trasformare gli imputati in archetipi. I media, ad esempio, descrissero Amanda come manipolatrice: non perché ne avessero le prove ma per percezione sociale legata al genere.
3. Il delitto di Garlasco: chi ha ucciso Chiara Poggi?
Il 13 agosto 2007, Chiara Poggi fu trovata morta nella sua casa di Garlasco (PV), con il cranio sfondato. Il suo corpo venne rinvenuto riverso a terra, ai piedi di una scalinata sporca di sangue. Il fidanzato, Alberto Stasi, fu subito indagato.
Dopo un primo processo che lo vide assolto, la Cassazione annullò la sentenza e ordinò un nuovo giudizio. Nel 2015, Stasi fu condannato in via definitiva a 16 anni per omicidio volontario.
Il delitto di Garlasco è emblematico delle difficoltà della giustizia italiana nell’analisi delle prove scientifiche: DNA contaminato, orari contestati e testimoni poco attendibili. Il caso continua a sollevare interrogativi ed è stato recentemente riaperto.
Citazione verificata
«Un quadro indiziario grave, preciso e concordante porta alla condanna».
– Motivazioni sentenza Cassazione, 2015
Approfondimento psicologico
L’omicidio tra partner può nascere da una miscela tossica di gelosia, controllo e paura dell’abbandono: dinamiche difficili da intercettare in tempo.
4. La strage di Erba: massacro familiare e misteri irrisolti
L’11 dicembre 2006, a Erba (CO), ebbe luogo una terribile strage: Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di 2 anni, la madre Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini furono massacrati a colpi di spranga e coltello, poi la casa fu incendiata per cancellare le tracce del crimine.
I vicini di casa, Olindo Romano e Rosa Bazzi, ricevettero una condanna all’ergastolo dopo una confessione poi ritrattata. Negli anni successivi sono emersi dubbi su modalità e motivazioni del delitto, tanto che nel 2023 la difesa ha presentato richiesta di revisione del processo.
Citazione
«Sono stata io. Li abbiamo uccisi tutti e due. Anche il bambino».
– Confessione Rosa Bazzi, verbale del 10 gennaio 2007
Approfondimento psicologico
Delitti commessi da coppie affiatate mostrano meccanismi di co-dipendenza emotiva e psicologica: un’identità simbiotica in cui la volontà individuale si annulla.
5. L’omicidio di Sarah Scazzi – Un caso mediatico senza precedenti
Il 26 agosto 2010, Sarah Scazzi, 15 anni, scomparve ad Avetrana (TA). Il corpo poi fu ritrovato un mese dopo in un pozzo. La cugina Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano hanno ricevuto una condanna all’ergastolo nel 2017 mentre Michele Misseri, zio di Sarah, è stato condannato per occultamento di cadavere.
Il caso si distinse per la spettacolarizzazione senza freni: parenti intervistati in diretta, confessioni smentite, telecamere puntate su ogni dettaglio, anche durante l’autopsia. Un esempio clamoroso di come i media possano travolgere la realtà.
Citazione
«Sarah è morta perché era al posto sbagliato nel momento sbagliato.»
– Motivazioni sentenza di primo grado, 2013
Approfondimento psicologico
Il caso evidenzia la pericolosa trasformazione della sofferenza reale in fiction collettiva: dolore e morbosità si mescolano in un circo mediatico senza empatia.





