Foto di Tim Mossholder su Unsplash . Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde).
Il ghosting è la scelta di sparire da una relazione senza spiegazioni. Un fenomeno relazionale in crescita, spesso legato ad amori tossici e fragilità emotive.
Sparire senza lasciare traccia. Nessun messaggio, nessuna chiamata, nessuna spiegazione. Solo silenzio. È così che si manifesta il ghosting, una forma di chiusura relazionale che lascia chi la subisce in uno stato di confusione, dolore e sospensione. Sempre più comune nell’era digitale, questo comportamento ha effetti profondi sulla salute emotiva di chi lo subisce e può essere la spia di relazioni tossiche.
Il termine ghosting deriva dall’inglese “ghost” (fantasma) e indica l’atto di interrompere bruscamente ogni forma di comunicazione con qualcuno, senza dare alcuna spiegazione. Di colpo, l’altra persona diventa un’assenza: messaggi ignorati, chiamate senza risposte, profili bloccati o spariti.
Il dolore non sta solo nell’abbandono ma nell’assenza priva di senso. Intanto, restano in sospeso tutte le domande: “Ho fatto qualcosa di sbagliato? È successo qualcosa? Perché non mi dice nulla?”.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Social and Personal Relationships (Freedman et al., 2019), chi si ritrova ad essere ghostato riporta livelli di stress paragonabili a quelli di un lutto improvviso o di un rifiuto sociale traumatico.
L’atto di “ghostare” non sempre è un gesto impulsivo. In alcuni casi, fa parte di uno schema più ampio di manipolazione affettiva. Può essere usato per esercitare controllo, punire o destabilizzare l’altro. In questo senso, il ghosting diventa un comportamento tossico e parte di una relazione disfunzionale.
Spesso, chi fa ghosting non è in grado di sostenere in modo maturo una conversazione o teme il conflitto. Ma in contesti abusanti, il silenzio diventa un’arma: un modo per sminuire l’altro, negargli la possibilità di capire e, quindi, di elaborare.
“Sparire è una forma di potere. Il ghoster sa che il silenzio crea disorientamento. Ed è lì che vince”.
– Ester Viola, Il Manifesto, 2021
L’atto di “ghostare” non sempre è un gesto impulsivo. In alcuni casi, fa parte di uno schema più ampio di manipolazione affettiva. Può essere usato per esercitare controllo, punire o destabilizzare l’altro. In questo senso, il ghosting diventa un comportamento tossico e parte di una relazione disfunzionale.
Spesso, chi fa ghosting non è in grado di sostenere in modo maturo una conversazione o teme il conflitto. Ma in contesti abusanti, il silenzio diventa un’arma: un modo per sminuire l’altro, negargli la possibilità di capire e, quindi, di elaborare.
“Sparire è una forma di potere. Il ghoster sa che il silenzio crea disorientamento. Ed è lì che vince”.
– Ester Viola, Il Manifesto, 2021
Se il ghosting è l’assenza, il love bombing è l’eccesso. Entrambi sono comportamenti tipici di relazioni tossiche. Nel love bombing, il partner idealizza l’altro, lo riempie di attenzioni, promesse, dichiarazioni, solo per poi svanire o cambiare radicalmente atteggiamento.
Queste dinamiche creano un’altalena emotiva distruttiva: dalla fusione intensa al distacco improvviso. Il ghosting spesso segue una fase di idealizzazione, rendendo ancora più traumatico l’abbandono.
Chi subisce ghosting sperimenta un mix di emozioni: senso di colpa, rifiuto, impotenza. Il silenzio lascia spazio all’autocolpevolizzazione. Si vive un lutto senza corpo e senza fine.
Secondo la psicoterapeuta Jenny Taitz, autrice del libro How to Be Single and Happy, chi subisce ghosting ha bisogno di validazione e comprensione. Incappare in una simile modalità relazionale “può far sentire invisibili e non degni di risposte”, ha scritto la psicoterapeuta. “Ma non avere una chiusura non significa essere sbagliati”.
Ghosting e trauma dell'abbandono
Il ghosting può riattivare antiche ferite emotive, soprattutto in persone con un vissuto di rifiuto o trascuratezza. La mancanza di spiegazioni agisce come un vuoto relazionale che amplifica l’ansia da abbandono, lasciando il soggetto in uno stato di attesa che può sfociare in pensieri ossessivi o bassa autostima.
Chi subisce ghosting sperimenta un mix di emozioni: senso di colpa, rifiuto, impotenza. Il silenzio lascia spazio all’autocolpevolizzazione. Si vive un lutto senza corpo e senza fine.
Secondo la psicoterapeuta Jenny Taitz, autrice del libro How to Be Single and Happy, chi subisce ghosting ha bisogno di validazione e comprensione. Incappare in una simile modalità relazionale “può far sentire invisibili e non degni di risposte”, ha scritto la psicoterapeuta. “Ma non avere una chiusura non significa essere sbagliati”.
Ghosting e trauma dell'abbandono
Il ghosting può riattivare antiche ferite emotive, soprattutto in persone con un vissuto di rifiuto o trascuratezza. La mancanza di spiegazioni agisce come un vuoto relazionale che amplifica l’ansia da abbandono, lasciando il soggetto in uno stato di attesa che può sfociare in pensieri ossessivi o bassa autostima.
Chi subisce ghosting sperimenta un mix di emozioni: senso di colpa, rifiuto, impotenza. Il silenzio lascia spazio all’autocolpevolizzazione. Si vive un lutto senza corpo e senza fine.
Secondo la psicoterapeuta Jenny Taitz, autrice del libro How to Be Single and Happy, chi subisce ghosting ha bisogno di validazione e comprensione. “Il ghosting può far sentire invisibili e non degni di risposte”, ha scritto la psicoterapeuta. “Ma non avere una chiusura non significa essere sbagliati”.
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Il ghosting può riattivare antiche ferite emotive, soprattutto in persone con un vissuto di rifiuto o trascuratezza. La mancanza di spiegazioni agisce come un vuoto relazionale che amplifica l’ansia da abbandono, lasciando il soggetto in uno stato di attesa che può sfociare in pensieri ossessivi o bassa autostima.
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