Foto di Lukas Gächter su Unsplash . Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde).
Madri assassine famose: 10 casi reali di donne che hanno ucciso i loro figli. Una riflessione sulla maternità violata e la sofferenza mentale.
Quando una madre uccide un figlio, la sua immagine di custode dell’infanzia e di protettrice si deforma fino a trasformarsi in qualcosa di mostruoso. Le dieci storie che seguono raccontano madri che hanno commesso infanticidi, motivati da disturbi mentali, disperazione o negazione biologica. Questi casi — alcuni tristemente noti, altri quasi dimenticati — fanno riflettere sul profondo contrasto tra il legame materno e la violenza che può annientarlo.
Il nome di Casey Anthony è legato a uno dei casi giudiziari più controversi e seguiti nella storia degli Stati Uniti. Nel 2008, la giovane madre di Orlando (Florida) fu accusata dell’omicidio della figlia di due anni, Caylee Marie Anthony, scomparsa nel mese di giugno e ritrovata morta a dicembre, in un bosco non lontano da casa. La bambina aveva il cranio avvolto in un sacchetto di plastica, con tracce di nastro adesivo sul volto.
Casey inizialmente mentì agli investigatori sostenendo che la figlia fosse stata rapita da una babysitter che, in realtà, non esisteva. Nel frattempo, fu fotografata mentre partecipava a feste e serate in discoteca: comportamenti giudicati incoerenti con la preoccupazione di una madre. Tuttavia, il processo penale del 2011 si concluse con un verdetto di non colpevolezza per omicidio, a causa della mancanza di prove dirette che collegassero Casey alla morte di Caylee. Fu però condannata per falsa testimonianza.
Il verdetto suscitò forti reazioni pubbliche, con molte persone convinte della sua colpevolezza. Il caso ha influenzato profondamente il rapporto tra media, opinione pubblica e giustizia negli Stati Uniti.
In Francia, Dominique Cottrez confessò di aver soffocato otto neonati nati tra 1989 e 2006, nascondendo poi i loro corpi senza vita nel giardino di casa. Il caso venne scoperto nel 2010. La donna venne condannata a scontare una pena di 9 anni di reclusione. Dalla sua condizione di vedova e depressione cronica, emerge la sofferenza di una maternità distorta.
Uno dei casi più atroci ci madri assassine è quello di Véronique Courjault che, tra il 1999 e il 2003, uccise tre neonati. La donna francese confessò di aver tolto la vita a tre dei suoi figli appena nati. Uno di loro venne bruciato in Francia nel 1999 mentre gli altri due, partoriti in Corea del Sud nel 2002 e nel 2003, furono trovati conservati in un congelatore della sua casa. Il caso attirò l’attenzione dei media, diventando doto come “affaire des bébés congelés” (il caso dei bambini surgelato).
I corpi congelati dei neonati vennero scoperti dal marito di Courjault nel 2006. La donna rivelò alle autorità di aver tenuto nascoste le gravidanze al marito che non fu mai accusato per gli omicidi. L’infanticida, invece, venne condannata a 8 anni di carcere nel 2009.
L’ex insegnante Geneviève Lhermitte, originaria del Belgio, uccise tutti e cinque i suoi figli mentre il marito era all’estero. Lo sterminio si consumò il 28 febbraio 2007. Dopo aver ucciso i bambini, tentò il suicidio ma sopravvisse. Venne, quindi, accusata di omicidio di primo grado e fu condannata all’ergastolo.
Dopo l’arresto, Lhermitte venne seguita costantemente da uno psichiatra che le diagnosticò una grave malattia mentale. Nel febbraio 2023, ha scelto volontariamente di praticare l’eutanasia.
“Il delitto materno è un fenomeno estremo, spesso legato a disturbi mentali o a un vissuto emotivo traumatico”.
– Daniel Schechter, psichiatra infantile
L’ex insegnante Geneviève Lhermitte, originaria del Belgio, uccise tutti e cinque i suoi figli mentre il marito era all’estero. Lo sterminio si consumò il 28 febbraio 2007. Dopo aver ucciso i bambini, tentò il suicidio ma sopravvisse. Venne, quindi, accusata di omicidio di primo grado e fu condannata all’ergastolo.
Dopo l’arresto, Lhermitte venne seguita costantemente da uno psichiatra che le diagnosticò una grave malattia mentale. Nel febbraio 2023, ha scelto volontariamente di praticare l’eutanasia.
“Il delitto materno è un fenomeno estremo, spesso legato a disturbi mentali o a un vissuto emotivo traumatico”.
– Daniel Schechter, psichiatra infantile
L’inglese Maxine Robinson uccise i suoi tre figli piccoli tra il 1989 e il 1993. Nel 1995, venne condannata per aver ucciso due dei bambini. A seguito della sentenza, fece appello sostenendo che la morte dei piccoli era avvenuta per cause naturali. L’appello, però, venne respinto.
Con il trascorrere del tempo, tuttavia, la donna confessò. Ammise di aver ucciso non solo i due bambini per cui era stata condannata ma anche il suo primogenito, la cui morte fino ad allora era stata classificata come SIDS.
Marie Noe era una donna americana della Pennsylvania che aveva partorito dieci bambini. Nel corso degli anni, tra il 1949 e il 1968, otto dei suoi figli morirono improvvisamente poco dopo essere venuti al mondo. In un primo momento, le morti vennero attribuite a SIDS. Tuttavia, dopo anni di dubbi e sospetti, confessò di aver assassinato i piccoli e venne condannata a 20 anni di libertà vigilata con obbligo di cure psichiatriche.
L’americana Keri S. Mazzuca ammise di aver soffocato suo ultimo figlio appena nato e di aver tentato di bruciarne il corpo. I fatti risalivano al 1997. È stata condannata per omicidio volontario nel 2020. La difesa asserì in aula che la donna soffriva di un profondo stress emotivo ed era affetta da depressione perinatale .
Nel 1998, nel Regno Unito, Joanne Sharkey ha uccise il suo neonato subito dopo averlo partorito per poi occultarne il corpo. Il caso venne scoperto nel 2023 attraverso una corrispondenza genetica. Pare che, all’epoca dell’omicidio, la donna soffrisse di una grave depressione postnatale. È stata condannata per omicidio con sospensione della pena.
Le madri che uccidono i propri figli spesso agiscono in contesti di grave compromissione mentale come depressione post-partum, denial della gravidanza, disturbi psicotici. Il confine tra amore e distruzione si sgretola in momenti di crisi emotiva irreversibile.
Nel 1998, nel Regno Unito, Joanne Sharkey ha uccise il suo neonato subito dopo averlo partorito per poi occultarne il corpo. Il caso venne scoperto nel 2023 attraverso una corrispondenza genetica. Pare che, all’epoca dell’omicidio, la donna soffrisse di una grave depressione postnatale. È stata condannata per omicidio con sospensione della pena.
Le madri che uccidono i propri figli spesso agiscono in contesti di grave compromissione mentale come depressione post-partum, denial della gravidanza, disturbi psicotici. Il confine tra amore e distruzione si sgretola in momenti di crisi emotiva irreversibile.
Nel 1998, nel Regno Unito, Joanne Sharkey ha uccise il suo neonato subito dopo averlo partorito per poi occultarne il corpo. Il caso venne scoperto nel 2023 attraverso una corrispondenza genetica. Pare che, all’epoca dell’omicidio, la donna soffrisse di una grave depressione postnatale. È stata condannata per omicidio con sospensione della pena.
Le madri che uccidono i propri figli spesso agiscono in contesti di grave compromissione mentale come depressione post-partum, denial della gravidanza, disturbi psicotici. Il confine tra amore e distruzione si sgretola in momenti di crisi emotiva irreversibile.
Nel gennaio 2002, ad Aosta, Annamaria Franzoni uccise il figlio Samuele, di 3 anni, con ripetuti colpi alla testa mentre il piccolo si trovava nel letto di casa. La donna chiamò i soccorsi, sostenendo un aneurisma. Condannata dalla Cassazione, ha scontato circa 10 anni di pena. Il caso segnò profondamente l’opinione pubblica italiana.
Nonostante la condanna, la Franzoni non ha mai confessato il delitto e si è sempre dichiarata innocente.
Veronica Panarello è stata condannata a 30 anni per l’uccisione del figlio Loris, di 8 anni. Dopo giorni di ricerche, il bambino venne ritrovato morto in un canalone vicino casa. La donna negò sempre il fatto. Il caso divise l’opinione pubblica sul movente dell’omicidio avvenuto nel 2014 e pose molti interrogativi sulla salute mentale.
Annamaria Franzoni e Veronica Panarello non solo le uniche madri assassine italiane a essersi macchiate di un crimine terribile come l’infanticidio. Esistono altri casi come, ad esempio, quello di Loretta Zen che, a Valfurva, uccise la sua bambina mettendola nella lavatrice o di Edlira Dobrush che ammazzò tre figli. Molti altri delitti simili che si sono susseguiti negli ultimi anni restano episodi brutali scatenati da stress, depressione e isolamento sociale.
Questi dieci casi di madri assassine raccontano una verità difficile: le madri che uccidono i propri figli spesso non agiscono per odio ma in preda a crisi emotive, deliri mentali o negligenza fatale. Spesso si mescolano depressione post-partum, denial psichico e isolamento sociale profondo.
L’obiettivo non è giustificare ma comprendere la complessità psicologica alla base del gesto: in questi casi estremi, la maternità diventa una gabbia e la vita si trasforma in morte.
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