Chi sono i serial killer? Non si tratta solo di una definizione investigativa o giornalistica né di un’etichetta sensazionalistica. È una categoria criminologica precisa, studiata per anni da detective, psichiatri forensi e profiler dell’FBI. Una categoria che cela in sé orrori difficilmente comprensibili, eccessi di violenza e un abisso umano fatto di dolore, traumi, parafilie, manipolazione e ritualità.
Origine del termine e prima definizione: chi sono i serial killer
Il termine “serial killer” venne formalizzato per la prima volta negli anni ’70 da Robert Ressler, profiler dell’FBI. L’espressione venne coniata in risposta alla necessità di trovare un modo per distinguere chi commetteva omicidi multipli separati da intervalli di tempo da chi uccideva più persone in un’unica occasione (come nei casi di strage o mass shooting).
La categoria dei serial killer è stata individuata negli anni Settanta del secolo scorso. Ma il fenomeno è più antico. Secondo lo storico investigativo Peter Vronsky, ad esempio, omicidi e assassini seriali sono sempre esistiti. Il caso certamente più documentato, in questo senso, è quello di Jack lo Squartatore. Attivo nel periodo dell’Inghilterra vittoriana, lo Squartatore incarnava tutti gli elementi che oggi vengono attribuiti ai serial killer: brutalità, ritualità, firma. Tuttavia, se il termine risale agli anni ’70, fu solo negli anni ’80 che la criminologia elaborò una definizione chiara.
“Un serial killer è un soggetto che uccide tre o più persone, in eventi separati, commessi in luoghi diversi, con un periodo di raffreddamento tra un omicidio e l’altro”, secondo la Behavioral Science Unit (BAU) dell’FBI.
La definizione attuale
Negli anni successivi, attraverso l’analisi dei crimini seriali, sono state individuate caratteristiche comuni ai diversi assassini come motivazione sessuale, ricerca del potere, rituali compulsivi o traumi infantili. Non tutti i serial killer rispondono al medesimo profilo ma quasi tutti mostrano una forma di coerenza interna, una “firma” del crimine che li contraddistingue.
Gli studi, alla luce degli elementi individuati che fanno da contorno all’istinto omicidiario degli assassini seriali, hanno spinto l’FBI a modificare la definizione elaborata negli anni ’80.
A partire dal 2005, l’omicidio seriale viene descritto come “l’uccisione illegale di due o più vittime da parte dello stesso criminale in eventi separati” per qualsiasi motivo, inclusi “rabbia, ricerca del brivido, guadagno finanziario e desiderio di attenzione”. Questa nuova definizione venne presentata e adottato in occasione del San Antonio Serial Murder Symposium su richiesta del National Center for the Analysis of Violence Crime (NCAVC) Behavioral Analysis Unit (BAU).
La modifica fu necessaria perché la definizione iniziale non teneva in considerazione i criminali seriali che avevano ricevuto solo due condanne pur avendo ucciso più persone. In quest’ottica, venivano eliminati dalla categoria degli omicidi seriali serial killer storici come Albert Fish, Ed Gein, lo “Strangolatore di Boston” Albert DeSalvo o Wayne Williams.
Inoltre, è bene sottolineare che il fenomeno non si declina esclusivamente al maschile. La presenza di donne serial killer come Aileen Wuornos o Nannie Doss, infatti, è tutt’altro che sporadica.
Golden Age dei serial killer: l’epidemia degli anni ’60-‘90
Con l’espressione “Golden Age”, si fa riferimento a un periodo di circa trent’anni in cui l’America assistette al drammatico proliferare di omicidi seriali. Per molti, il fenomeno rappresentò un’autentica “epidemia” di serial killer. Il termine Goden Age venne coniato in modo ironico da Harold Schechter, autore americano e storico di serial killer, tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio. Oggi, l’espressione nata per indicare l’età dell’oro degli assassini seriali è comunemente impiegata da studiosi ed esperti del settore.
Durante la Golden Age, che abbraccia un periodo compreso tra gli anni ’60 e la fine degli anni ’90, furono attivi serial killer divenuti tristemente famosi come:
- Ted Bundy;
- il killer delle studentesse Edmund Kemper;
- il killer Clown John Wayne Gacy;
- il Figlio di Sam David Berkowitz;
- il Night Stalker Richard Ramirez;
- il Cannibale di Milwaukee Jeffrey Dahmer.
L’esplosione di crimini seriali nella seconda metà del Novecento è stata collegata a diversi fattori:
- disgregazione familiare post-bellica;
- facilità di spostamento (auto, autostrade, motel);
- assenza di banche dati condivise tra Stati americani;
- impatto dei media e desiderio di notorietà.
Chi sono i serial killer oggi: fenomeno in calo o in trasformazione?
Negli ultimi due decenni, i serial killer “classici” che hanno sconvolto l’immaginario comune sembrano essere in diminuzione. Nel 2016, l’esperto di omicidi seriali Eric Hickey, ha affermato che i serial killer sembrano essere diminuiti tra il 2000 e il 2014. In questo lasso di tempo, “assassini da prima pagina come Dahmer, Gacy, Kemper, Rader sono scarseggiati”, ha scritto Hickey. E ha aggiunto che “in tempi recenti, sono affiorati casi che hanno ricevuto poca attenzione dai media poiché molti di essi non portano con sé il dramma sociale, la classe sociale o un numero elevato di cadaveri sufficiente a sollevare un serio interesse del pubblico”.
Il fenomeno, tuttavia, non è scomparso. Si è solo trasformato. Il progresso tecnologico ha reso più semplice risalire all’identità degli assassini seriali e procedere alla loro cattura. Per questo motivo, i serial killer hanno dovuto trovare altri modi per realizzare le loro fantasia ripiegando sull’uso della tecnologia e sul deep web. Il maggiore controllo forense, quindi, ha modificato lo scenario di base ma non ha debellato il pericolo.
La mente criminale: traumi, fantasia e compulsione
Traumi e abusi infantili
Stando agli studi effettuati sul crimine seriale negli ultimi decenni, è emerso che molti serial killer condividano un passato fatto di abusi psicologici e fisici, abbandoni o traumi infantili. Esperienze così devastanti compromettono inevitabilmente lo sviluppo emotivo di un bambino, generando una frattura tra il sé e l’empatia verso gli altri.
Inoltre, è stato appurato che spesso i serial killer abbiano riportato lesioni al lobo frontale a seguito di una caduta durante l’infanzia o l’adolescenza. Le lesioni al lobo frontale possono provocare svariati disturbi cognitivi, comportamentali e motori, a seconda della gravità del danno. Nella maggior parte dei casi, poi, provocano difficoltà nella pianificazione, nel problem solving, nel controllo degli impulsi, della gestione delle emozioni e nella capacità di avere normali interazioni sociali.
Il ruolo della fantasia
Una componente fondamentale, soprattutto tra i serial killer che commettono omicidi a sfondo sessuale, è rappresentata dalla fantasia. Gli assassini seriali trascorrono molto tempo nella creazione di scenari di fantasie specifiche, per lo più fissazioni erotiche, che poi tentano di realizzare attraverso l’uccisione. L’omicidio, quindi, non è improvvisazione ma l’atto finale di una lunga costruzione mentale, alimentata da isolamento, rabbia e compulsione.
L’azione criminale, tuttavia, non è sempre appagante. L’omicidio, spesso, non riesce a tramutare esattamente la fantasia nella realtà. Così, dopo un periodo di raffreddamento, il serial killer ricomincia a fantasticare e poi a uccidere, mettendo in atto un circolo vizioso potenzialmente infinito.
Modus operandi e firma
Due elementi che caratterizzano i serial killer sono:
- il modus operandi, ossia il “come”: si tratta della modalità con cui viene commesso un crimine;
- la firma, ossia il “perché”: è un gesto non necessario ai fini dell’uccisione ma indispensabile all’assassino.
Proprio la firma, per la sua connotazione fortemente personale, permette spesso ai profiler di collegare tra loro crimini apparentemente scollegati.
Serial killer oggi: chi sono? La situazione nel mondo
Anche se i serial killer sembrano essere in calo, il fenomeno non è scomparso. Si è solo spostato. Fino alla fine del Novecento, gli omicidi seriali sembravano essere una caratteristica tutta americana. Oggi, il quadro appare estremamente diverso. Tra gli anni 2000 e 2020, sono stati scoperti casi inquietanti in Russia, in Sud America e nel Sud-Est asiatico. Tuttavia, grazie al miglioramento delle tecniche investigative, i serial killer vengono scoperti e catturati più rapidamente. Le loro “carriere” sono più brevi. Il numero delle loro vittime è inferiore.
L’ossessione sociale per i serial killer, però, non accenna a placarsi. Se il trend sembra in calo nel mondo reale, nel settore dell’intrattenimento continuano a proliferare libri, podcast e serie tv che alimentano l’interesse collettivo.
Per saperne di più, consulta l’Archivio Serial Killer di Fiabe Noir – Storie di Mostri Moderni, in costante aggiornamento.





