Quando si parla di serial killer, la mente corre veloce a volti maschili: Ted Bundy, Jeffrey Dahmer, John Wayne Gacy. Eppure, nella storia del crimine, gli uomini non sono gli unici ad essere in grado di compiere azioni terribili. Anche le donne ne sono capaci. Alcune sono passate alla storia, altre sono rimaste nell’ombra, ignorate o dimenticate. In questo articolo, ripercorriamo brevemente le storie vere di 5 donne serial killer poco note ma letali almeno quanto le loro controparti maschili.
Donne serial killer: quando l’orrore si nasconde in piena vista
Le donne serial killer esistono anche se tendono a non essere tanto “famose” quanto i serial killer maschi. Le donne agiscono in modo diverso rispetto agli uomini. Se la violenza maschile è spesso fisica, impulsiva e rivolta verso l’esterno, quella femminile tende a essere più sottile, calcolata e spesso nascosta sotto ruoli sociali innocui e rassicuranti.
Secondo numerosi studi criminologici, le donne serial killer agiscono prevalentemente per profitto, controllo o vendetta. Usano metodi “silenziosi”, come il veleno o la manipolazione emotiva, e colpiscono spesso all’interno della famiglia o della comunità. Questo le rende più difficili da individuare ma non meno pericolose.
Scopriamo insieme le crudeli gesta criminali di alcune assassine seriali poco note e spesso dimenticate.
5 donne serial killer di cui (forse) non hai mai sentito parlare
1. Gesche Gottfried (Germania, XIX secolo)
Gesche Margarethe Gottfried fu una delle più spietate avvelenatrici della storia tedesca. Nata nel 1785 a Brema, uccise 15 persone tra il 1813 e il 1827, tra cui i suoi genitori, i figli, i mariti e diversi amici.
Utilizzava il “toppo”, un composto a base di arsenico, somministrato lentamente per provocare una lunga agonia. Durante l’avvelenamento, Gesche si prendeva cura delle sue vittime, assumendo il ruolo della devota assistente. Fu soprannominata “L’angelo della morte di Brema”.
All’epoca, il suo processo fu seguito con enorme attenzione pubblica. Venne giustiziata nel 1831: fu l’ultima persona pubblicamente decapitata a Brema.
2. Dagmar Overbye (Danimarca, XX secolo)
Nata nel 1883, Dagmar Overbye fu una serial killer danese che uccise tra i 9 e i 25 bambini, molti dei quali le erano stati affidati come balia o adottati illegalmente. Agì tra il 1913 e il 1920.
Le sue vittime erano neonati spesso figli di madri nubili. Dagmar li strangolava, annegava o bruciava, spesso il giorno stesso della consegna. Il caso emerse quando una madre denunciò la scomparsa del proprio figlio.
Condannata a morte nel 1921, la sua pena fu commutata in ergastolo. Morì in carcere nel 1929. Il suo processo portò a una riforma delle leggi sull’adozione e sul controllo delle balie in Danimarca.
3. Nannie Doss (Stati Uniti, XX secolo)
Conosciuta come “La Nonna Allegra” (The Gigglin Granny) per il suo sorriso e la passione per i fotoromanzi rosa, Nannie Doss uccise almeno 11 persone tra il 1920 e il 1954, quasi tutti membri della sua famiglia.
Le sue vittime furono cinque mariti, due sorelle, la madre, due figli e una nipotina. Usava l’arsenico o veleni nei dolci. Il movente era spesso l’assicurazione sulla vita o la vendetta per tradimenti subiti.
Arrestata nel 1954, confessò con leggerezza e ironia, sorridendo in ogni foto. Morì in prigione nel 1965. Il suo caso sconvolse l’America postbellica.
4. Miyuki Ishikawa (Giappone, XX secolo)
Miyuki Ishikawa era un’ostetrica giapponese che, tra il 1944 e il 1948, causò la morte di oltre 100 neonati abbandonati in un ospedale di Tokyo. Sosteneva che, vista la povertà dei genitori, lasciarli vivere sarebbe stato peggio.
Agì con la complicità del marito e di un medico. In molti casi, si limitava a non prestare cure ai neonati, lasciandoli morire di fame o di malattia. Riceveva denaro in cambio del “servizio”.
Fu condannata solo a 8 anni, poi ridotti a 4. Il caso sollevò un dibattito sull’abbandono infantile ma ancora oggi resta poco noto anche in Giappone.
5. Enriqueta Martí (Spagna, XX secolo)
Soprannominata “La strega di Barcellona”, Enriqueta Martí visse tra il 1868 e il 1913. Apparentemente guaritrice e levatrice, in realtà rapiva, uccideva e smembrava bambini per vendere unguenti, pozioni e presunti elisir a base di sangue e ossa.
Fu accusata di aver rapito e ucciso diverse decine di bambini poveri, attirandoli nella sua casa dove li maltrattava e assassinava. Le autorità scoprirono resti umani nel suo appartamento.
Non venne mai processata: fu linciata dalle detenute nel carcere di Barcellona prima dell’inizio del processo. Il suo caso è oggi oggetto di leggende metropolitane e studi criminologici.






