Quali sono i delitti più discussi e famosi in Grecia? Esistono omicidi che hanno segnato profondamente l’opinione pubblica del Paese, sconvolgento città e comunità. Dal femminicidio di Kyriaki Griva agli omicidi di Giorgos Karaivaz e Zak Kostopoulos, ogni caso racconta storie di violenza, ingiustizia e dolore. Questi crimini hanno provocato indignazione nazionale e acceso dibattiti su temi come sicurezza e tutela dei cittadini più vulnerabili. In questo articolo, vengono ricordati cinque casi che hanno catturato l’attenzione dei media, lasciando un segno indelebile nella memoria collettiva e ponendo interrogativi ancora aperti sulla giustizia in Grecia.
Delitti più discussi e famosi in Grecia: 5 casi che hanno scosso l’opinione pubblica
1. Kyriaki Griva: una richiesta d’aiuto ignorata (2024)
Il 1° aprile 2024, la ventottenne Kyriaki Griva si recò alla stazione di polizia di Agioi Anargyroi, nella periferia nord di Atene. Si rivolse alle autorità perché aveva paura del suo ex partner, che la aspettava sotto casa dopo averla ripetutamente minacciata. Non volle sporgere formale denuncia: chiese solo un passaggio in auto per tornare in sicurezza al suo domicilio. Un agente le rispose: “Le auto di pattuglia non sono un taxi”. I poliziotti, inoltre, la esortarono a chiamare il numero di emergenza. L’operatore rispose ma, mentre era al telefono, il suo ex l’aggredì davanti al commissariato. La pugnalò cinque volte alla schiena. Kyriaki morì prima dell’arrivo dei soccorsi.
La sua morte suscitò un’ondata d’indignazione in tutta la Grecia. Molti denunciarono l’indifferenza istituzionale, la superficialità delle forze di polizia e la fragilità delle tutele per le donne che chiedono protezione. Sei agenti furono temporaneamente sospesi in attesa di accertamenti.
Nel luglio 2025, l’imputato – ex compagno della vittima – fu condannato all’ergastolo da una corte con giuria mista, riconosciuto colpevole di omicidio volontario premeditato. La corte rifiutò attenuanti legate a disturbi mentali. Anche quattro poliziotti furono indagati per “esposizione mortale per omissione”. La famiglia di Kyriaki definì la pena un primo segnale di giustizia ma ribadì il bisogno di misure concrete per prevenire altri femminicidi.
2. Eleni Topaloudi: un caso di violenza e sofferenza (2018)
Il 28 novembre 2018, sull’isola di Rodi, il corpo di Eleni Topaloudi, 21 anni, comparve improvvisamente in acqua vicino alla spiaggia di Fokia, alla periferia di Lindos. Eleni, studentessa universitaria in visita sull’isola, era stata attirata nella casa di due giovani con la scusa di una serata. Lì subì una brutale aggressione. Fu violentata, picchiata con un oggetto di ferro e colpita alla testa.
I due aggressori erano un ragazzo di 21 anni di Rodi e un 19enne di nazionalità albanese. Entrambi confessarono gli abusi. Dopo aver consumato l’aggressione, trasportarono Eleni, gravemente ferita ma ancora viva, su una scogliera e la gettarono in mare. Secondo l’autopsia, morì per annegamento, dopo un trauma cranico devastante.
L’orrore del caso mise sotto i riflettori sia la brutalità del delitto che la cultura di violenza e misoginia che spesso circonda la violenza di genere in Grecia.
Nel maggio 2020, il tribunale di primo grado condannò i due assassini di Eleni all’ergastolo per omicidio e a 15 anni per stupro. Nel maggio 2022, la sentenza venne confermata in appello. Nessuna attenuante fu riconosciuta.
Il caso, divenuto tra i delitti più discussi e famosi in Grecia, trasformò Eleni in simbolo della battaglia contro la violenza sulle donne. Da allora, in Grecia si parla più spesso di “femminicidio”: la sua morte alimentò un dibattito pubblico su diritti, giustizia e tutela delle vittime.
3. Giorgos Karaivaz: il giornalismo pagato con la vita (2021)
Il 9 aprile 2021, intorno alle ore 14:00, Giorgos Karaivaz uscì parcheggiò la sua auto sotto casa, nel sobborgo ateniese di Alimos. Poi, uscì dall’abitacolo, ignaro della tragica fina alla quale stava per andare in contro. Due uomini su uno scooter erano in agguato. Lo colpirono con almeno dieci colpi di pistola usando, secondo la polizia, un’arma con silenziatore. Il corpo restò a terra sul marciapiede: nessuno soccorso riuscì a salvargli la vita. L’atto apparve fin da subito come un’esecuzione.
Karaivaz era un giornalista investigativo noto per le sue indagini su criminalità organizzata, corruzione e presunti legami tra bande criminali e forze dell’ordine. Dopo la sua morte, intervennero organizzazioni internazionali per la libertà di stampa. L’omicidio venne considerato un attacco grave alla democrazia e al diritto all’informazione. Dopo anni di attesa, ad aprile 2023 vennero arrestati due fratelli sospettati del delitto. Tuttavia, il 31 luglio 2024 un tribunale greco li assolse, ritenendo che non ci fossero prove sufficienti per stabilire la loro colpevolezza.
Un’ulteriore sentenza, emessa nel dicembre 2024, riconobbe ufficialmente che l’omicidio fu un “contratto per motivi legati al suo lavoro giornalistico”. Ma l’assassinio resta impunito: nessun colpevole certo è stato condannato.
4. Zak Kostopoulos (Zackie Oh): linciaggio in pieno giorno ad Atene (2018)
Zak Kostopoulos era un attivista per i diritti LGBT+/HIV di 33 anni noto anche come drag performer con lo pseudonimo Zackie Oh. Nel primo pomeriggio del 21 settembre 2018, entrò in una gioielleria in via Gladstonos, vicino a piazza Omonia, centro di Atene. Per ragioni ancora sconosciute, il proprietario del negozio e un uomo che lo accompagnava lo aggredirono con calci e pugni. Il vetro della vetrina venne rotto. Zak cercò di uscire ma venne colpito ripetutamente alla testa da almeno due uomini.
Testimonianze e video amatoriali mostrarono la scena: passanti sbigottiti, la vittima inerme, il pestaggio crudele. Alcuni membri delle forze dell’ordine arrivate sul posto, poi, avrebbero continuato a colpirlo nonostante fosse già ferito e a terra. Le autorità conclusero che Zak morì poco dopo, a causa di lesioni multiple e arresto cardiaco dovuto ai traumi. Nessuna traccia di droga o alcol fu riscontrata nel suo organismo: la vittima non era armata.
La morte di Zak provocò indignazione nazionale. Manifestazioni, proteste da parte della comunità LGBT+ e richieste di giustizia scoppiarono in tutti il Paese. Molti denunciarono la brutalità del gesto e le responsabilità delle forze dell’ordine.
Nel maggio 2022, il primo grado condannò i due aggressori (il gioielliere e un mediatore) a 10 anni per “lesioni gravi con esito mortale”. Poi, con l’appello del luglio 2024, la condanna fu confermata ma le pene ridotte: cinque anni per il mediatore, sei anni con arresti domiciliari per il gioielliere anziano. I poliziotti che erano intevenuti sulla scena e che avevano infierito su Zak, inoltre, vennero assolti. Molti considerarono il verdetto una sconfitta. Nonostante le prove video, le pene apparvero lievi.
Oggi la vicenda di Zak, nota come uno dei delitti più discussi e famosi in Grecia, continua a essere ricordata come un esempio della violenza contro le minoranze, dell’arbitrio mascherato da “giustizia privata” e dell’impunità istituzionale: un monito che la società greca non può ignorare.
5. Alkis Kampanos (2022)
La notte tra l’1 e il 2 febbraio 2022, ad Harilaou, un quartiere di Thessaloniki, Alkis Kampanos, un ragazzo di 19 anni tifoso dell’Aris Thessaloniki, uscì con due amici dopo una partita.
I tre furono intercettati da un gruppo di sostenitori rivali, legati all’PAOK. Gli sconosciuti chiesero loro: “Chi siete? Che squadra tifate?”. Dopo aver sentito “Aris”, partì un’aggressione tanto gratuita quanto brutale. Alkis fu accoltellato nella parte alta dell’interno coscia con una falce che fu poi ritrovata poco distante dalla scena del crimine, in un bidone dell’immondizia.
Ferito gravemente, Alkis cadde a terra e perse molto sangue. I due amici lo portarono in ospedale ma morì poco dopo a causa dell’emorragia. Non c’era nessun motivo reale dietro l’aggressione: solo odio e tifoseria.
L’episodio, tra i delitti più discussi e famosi in Grecia, suscitò un’ondata di sdegno e paura. Il governo annunciò una stretta sui club di tifosi, sospendendo tutte le associazioni sportive fino all’estate e promettendo pene severe per violenza da hooligan. Dodici giovani finirono sotto processo. Nel luglio 2023, un tribunale di primo grado condannò sette di loro all’ergastolo (più anni supplementari) come esecutori principali, gli altri cinque come complici.
La sentenza fu accolta da applausi sommessi: per molti era un primo passo verso giustizia. Ma la ferita resta aperta. Alkis, le sue speranze, i suoi sogni, si spensero in una notte di violenza gratuita.






