Misteri, delitti e decenni di enigmi: i più celebri cold case dell’Alaska

Scopri i cinque cold case più famosi dell’Alaska, tra delitti irrisolti e indagini storiche che hanno cambiato il destino dei casi.

Foto di Elijah Hiett su Unsplash. Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde).

I cold case più famosi dell’Alaska raccontano storie di delitti irrisolti, misteri e indagini lunghe decenni che hanno segnato la storia criminale dello Stato.

I cold case più famosi dell’Alaska raccontano storie di misteri irrisolti che hanno segnato intere comunità. Decenni di indagini spesso si sono scontrati con distanze enormi, climi estremi e limitate risorse investigative. Ogni caso custodisce dettagli tragici e vittime che meritano giustizia. Alcuni cold case sono stati risolti grazie a nuove tecniche, come la genealogia genetica, mentre altri restano enigmi che continuano a scuotere la coscienza pubblica. Dalle università di Fairbanks ai villaggi remoti lungo il fiume Yukon, questi casi mostrano quanto la perseveranza degli investigatori e l’innovazione scientifica possano cambiare il corso della storia criminale dell’Alaska.

 

Cold case più famosi dell’Alaska: 5 storie misteriose

1. Erin Marie Gilbert: scomparsa al Girdwood Forest

Erin Marie Gilbert, 24 anni, scomparve il 1° luglio 1995 durante una serata al Girdwood Forest Fair, in Alaska. Quella sera, aveva il suo primo appuntamento con David Combs.

Gilbert, originaria di Everett, Washington, si era trasferita ad Anchorage un anno prima di sparire. Ad Anchorage, viveva con la sorella e lavorava come tata. Amava il basket, sognava di diventare una scrittrice e progettava di iscriversi a un corso di cosmetologia.

La sera del 1° luglio 1995, Gilbert e Combs lasciarono Anchorage intorno alle 16:00. Verso le 18:00, il veicolo di Combs non partì: le luci erano rimaste accese e la batteria si era quindi scaricata. Combs si allontanò per cercare aiuto, camminando per due ore senza avere fortuna. Al suo ritorno, Gilbert era sparita. Pensò che fosse tornata al Fair e tentò di riaccendere l’auto. Poi tornò nei dintorni del festival, cercandola fino all’1:00 di notte, senza successo.

Il giorno seguente, la famiglia di Gilbert guidò ricerche sul posto e nei boschi circostanti. Gli Alaska State Troopers organizzarono un’ampia operazione con elicotteri e unità cinofile, senza alcun risultato. Altri gruppi, tra cui i soccorritori di montagna e la Nordic Ski Patrol, parteciparono alle ricerche.

Non ci sono prove di violenza ma la famiglia ritiene che Erin sia stata vittima di un crimine. La sua scomparsa rimane uno dei cold case più famosi e più inquietanti dell’Alaska. Nel 2017, un ufficiale di polizia dichiarò: “Non sappiamo cosa sia successo, se ci sia stato un crimine, ma sappiamo che qualcuno sa qualcosa”. La famiglia, ancora oggi, offre una ricompensa di 35.000 dollari per informazioni.

Il caso ha ispirato episodi di podcast come Alaska Unsolved e The Vanished: in questo modo, viene mantenuta viva l’attenzione pubblica sulla scomparsa di Erin e la speranza di avere, un giorno, risposte definitive.

 

2. Eklutna Annie: la giovane vittima senza nome di Robert Hansen

Nel luglio del 1980, lungo una strada isolata vicino a Eklutna, in Alaska, furono scoperti i resti scheletrici di una giovane donna la cui identità è ancora oggi sconosciuta. La ragazza, chiamata Eklutna Annie dagli investigatori, aveva probabilmente tra i 16 e i 25 anni al momento della morte. L’autopsia rilevò una sola ferita da coltello alla schiena, fatale.

Secondo Robert Hansen, serial killer che operava nei dintorni di Anchorage, Eklutna Annie fu la sua prima vittima. Disse che l’aveva incontrata in città, poi tentò di portarla in un luogo appartato, ma lei cercò di fuggire. Allora, la uccise.

Era minuta, alta circa 1,50 metri, con capelli dal biondo cenere al rosso chiaro. Indossava jeans, stivali rossi alti fino al ginocchio, maglione senza maniche e giacca di pelle marrone. Nel taschino della giacca, un pacchetto di fiammiferi suggeriva che fosse fumatrice. Alcuni gioielli, tra cui bracciali e collane con turchesi e conchiglie, furono ritrovati insieme ai resti. Elementi unici che hanno guidato le ricostruzioni facciali e il lavoro degli investigatori nel tentativo di scoprire il suo nome.

Nonostante le analisi del DNA e le ricostruzioni aggiornate negli ultimi anni, la sua identità resta ignota. Eklutna Annie è sepolta come “Jane Doe” al Anchorage Memorial Park Cemetery, tra altre vittime del killer. Gli investigatori continuano a sperare che la comunità possa fornire informazioni decisive.

 

3. Jessica Baggen: il cold case risolto dopo 24 anni

Nelle prime ore del 4 maggio 1996, Jessica Baggen, appena diciassettenne, decise di tornare a casa a piedi dopo aver partecipato a una festa di compleanno. Ma non vi fece mai ritorno. I genitori, preoccupati, denunciarono la sua scomparsa alle autorità la mattina successiva. La ricerca si concentrò subito nei boschi vicino al campus di Sheldon Jackson College. Il 6 maggio, a meno di due ore dal ritrovamento della sua maglietta, il corpo di Jessica fu scoperto nascosto sotto un tronco cavo, a circa venti metri dal percorso ciclabile.

L’autopsia confermò che era stata asfissiata. Il killer l’aveva abbandonata e sepolta frettolosamente, lasciando gran parte dei suoi effetti personali sul luogo.

Nei mesi successivi, un sospetto confessò il crimine ma il DNA non lo collegava alla scena. La caccia al vero colpevole si raffreddò per decenni. Solo nel 2018, grazie alla genealogia genetica e alla collaborazione di cittadini che avevano caricato i propri dati DNA su piattaforme pubbliche, si individuò un possibile sospetto: Steve Branch, residente in Arkansas.

Branch aveva vissuto a Sitka nel 1996 e, pochi mesi prima della morte di Jessica, era stato indagato per aggressione sessuale su un’altra adolescente. Ma era stato prosciolto. Nel 2020, gli investigatori ottennero un campione di DNA da parenti di Branch. La corrispondenza con le prove raccolte sul corpo di Jessica confermò la sua responsabilità.

Quando gli investigatori si recarono a interrogare Branch, egli negò qualsiasi coinvolgimento e rifiutò di fornire il DNA. Pochi minuti dopo, si tolse la vita. Il caso, chiuso “per eccezione”, portò finalmente una risposta alla famiglia di Jessica.

 

4. Layla Marie Gallegos: la bambina scomparsa tra Alaska e Messico

Layla “Laylee” Marie Gallegos, di origini ispaniche, era una bambina di due anni quando scomparve da Eagle River, Alaska, il 28 febbraio 2002. Dopo il divorzio dei genitori, la custodia di Layla e del fratello Quique era stata affidata al padre Enrique. La madre, Michele, affrontava problemi di alcolismo e cure mediche.

Nel febbraio del 2002, Enrique uccise tragicamente Quique e poi si tolse la vita. Layla fu affidata temporaneamente alla nonna paterna, Yolanda Gonzalez-Garcia, in Messico. Un giudice, poi, ordinò che Layla tornasse in Alaska per la determinazione della custodia ma Yolanda rifiutò di portarla. Si sospetta che entrambe siano rimaste in Messico, sebbene possano tornare in Alaska occasionalmente.

Layla ha capelli castano chiaro ondulati fino alle spalle e occhi marroni scuri. Una piccola cavità sull’orecchio sinistro esterno la rende facilmente riconoscibile.

Nonostante la giovane età, la sua scomparsa ha generato allarmi nazionali. Le autorità di Alaska continuano a cercare informazioni affidabili sul suo attuale domicilio.

La vicenda di Layla resta aperta e delicata. Qualsiasi segnalazione può essere mantenuta confidenziale ma rappresenta una possibilità concreta per far luce su una storia di dolore e fuga familiare.

 

5. Sophie Sergie: il sogno interrotto di una giovane studentessa dell’Alaska

Sophie Sergie, 20 anni, era una studentessa del villaggio Yup’ik di Pitkas Point, Alaska, con grandi sogni e un cuore generoso. Era la prima della sua famiglia a frequentare il college e studiava alla University of Alaska Fairbanks, lontana 4.000 miglia da casa. Sophie amava la biologia marina e desiderava lavorare con le balene. Non era una ragazza da feste: portava sulle spalle il peso delle responsabilità familiari.

Nel 1993, durante un soggiorno a Fairbanks per cure ortodontiche, alloggiava nel dormitorio della sua amica Shirley Wasuli, al secondo piano di Bartlett Hall. Una notte, Sophie uscì per fumare una sigaretta. Il mattino seguente, il suo corpo fu trovato nel bagno delle ragazze, brutalmente uccisa e aggredita sessualmente. Il crimine rimase irrisolto per 25 anni. Nessun sospetto, nessun arresto. La comunità rimase in attesa, sospesa tra dolore e speranza.

Nel 2018, la genealogia genetica fornì finalmente una svolta. Il DNA recuperato dalla scena del crimine fu collegato a un parente del sospettato, Steven H. Downs. Nel febbraio 2019, Downs, allora infermiere nel Maine, fu arrestato e collegato con certezza al delitto attraverso test del DNA. Aveva frequentato UAF e viveva nello stesso edificio in cui il crimine era avvenuto. Il processo e la condanna arrivarono nel 2022: 75 anni di carcere per il responsabile, un po’ di giustizia dopo decenni di attesa.

 


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1. Erin Marie Gilbert

2. Eklutna Annie

3. Jessica Baggen

4. Layla Marie Gallegos

5. Sophie Sergie

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