Richard Speck: il killer che fece tremare Chicago e che Monster trasforma in fan di Ed Gein

Richard Speck, primo piano del killer che in Monster è stato rappresentato come un fan di Ed Gein

Da Alamy. . Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde e ritaglio orizzontale).

Richard Speck, il “Birdman” di Chicago, massacrò otto infermiere nel 1966. Il suo processo cambiò la percezione del male in America.

Tempo di lettura 12 minuti

Nell’immaginario collettivo americano, pochi nomi evocano un orrore tanto immediato quanto quello di Richard Speck, il cosiddetto “Birdman”. Nel 1966, massacrò otto giovani infermiere a Chicago. La strage segnò una frattura nella storia criminale statunitense, ponendo fine a un’epoca di fiducia e sicurezza domestica.

Tra realtà e rappresentazioni televisive, Speck rappresenta il paradosso di un uomo comune che si è trasformato in simbolo di un male improvviso, senza motivo apparente.

Chi era Richard Speck, il fan di Ed Gein in Monster

Richard Benjamin Speck nacque nel 6 dicembre 1941 a Kirkwood, in Illinois, in un’America che si stava preparando alla guerra. Lui stesso amava dire che “il giorno dopo la mia nascita, scoppiò l’inferno a Pearl Harbor, e non si è mai fermato”, quasi a sottolineare un destino segnato dalla violenza.

La sua infanzia fu instabile. Il padre morì quando era ancora bambino e la madre si risposò con un uomo violento, alcolizzato e autoritario, con il quale si trasferì a Monmouth. Speck crebbe tra abbandoni e rabbia repressa, con una precoce inclinazione all’abuso di alcol e un temperamento imprevedibile. Inoltre, mostrò fin da giovanissimo una precoce inclinazione alla violenza e alla devianza. Arrestato per la prima volta a soli tredici anni, trascorse gran parte dell’adolescenza tra piccoli reati e periodi di detenzione.

Dopo aver lavorato come operaio in una fabbrica della 7 Up a Dallas, nel 1961 conobbe la quindicenne Shirley Annette Malone, che rimase incinta dopo poche settimane di relazione. I due si sposarono nel gennaio 1962 e, mentre Speck scontava una breve pena per disturbo della quiete pubblica, nacque la loro figlia Robbie Lynn. Tuttavia, la vita familiare non riuscì a frenare il suo comportamento autodistruttivo: tra furti, rapine e risse, Speck accumulò una lunga lista di precedenti penali.

Primi reati

Nel 1963, Speck fu condannato per rapina e, dopo un periodo in prigione, tornò presto a delinquere. Due anni dopo, nel 1965, minacciò con un coltello una donna in un parcheggio e, poco dopo, perse il lavoro come autista di camion a causa di continui incidenti. Separato dalla moglie e in preda all’alcol, iniziò una relazione con una donna divorziata ma il declino era ormai irreversibile. Nel marzo 1966, rapinò un negozio di alimentari e fuggì a Chicago, dove trovò temporaneo rifugio presso la sorella.

Tornato a Monmouth, la sua città natale, la sua violenza esplose in tutta la sua ferocia. Nel giro di pochi giorni, Speck aggredì e abusò sessualmente una donna di 65 anni, Virgil Harris, e si sospetta che abbia ucciso brutalmente la cameriera Mary Kay Pierce, colpendola all’addome con un coltello. Quando la polizia lo collegò ai crimini e lo considerò un sospettato, fuggì di nuovo a Chicago.

La sera del 13 luglio 1966, dopo aver trascorso la giornata a bere in vari bar di Chicago, Speck conobbe la cinquantatreenne Ella Mae Hopper in un locale. La invitò a casa sua dove la aggredì, la stuprò e le rubò una pistola calibro .22 che teneva nella borsetta. Intorno alle 23:00, poi, raggiunse il numero 2319 di E. 100th Street, nel quartiere South Deering di Chicago, presso il quale si trovava un dormitorio per allieve infermiere. Fu allora, nella notte tra il 13 e il 14 luglio 1966, che la sua rabbia esplose in modo inimmaginabile.

Il massacro di Chicago: una notte che cambiò l’America

Poco prima della mezzanotte del 14 luglio 1966, Richard Speck entrò silenziosamente nella palazzina del quartiere South Deering di Chicago. L’edificio-dormitorio ospitava nove giovani infermiere della South Chicago Community Hospital, accomunate da sogni di indipendenza e grandi speranze per il futuro.

Speck convinse una delle ragazze ad aprirgli la porta, minacciandola con la pistola che aveva rubato a Hopper. Era armato di coltello, ubriaco e fuori controllo. Dopo aver preso il controllo della situazione, una dopo l’altra, legò e terrorizzò le studentesse, trasformando l’appartamento in un teatro dell’orrore. In poche ore, uccise otto di loro, torturandole, strangolandole o accoltellandole con una violenza feroce e priva di logica apparente. Gloria Davy, Patricia Matusek, Nina Jo Schmale, Pamela Wilkening, Suzanne Farris, Mary Ann Jordan, Merlita Gargullo e Valentina Pasion: questi i nomi delle vittime. Solo una delle ragazze, Corazon Amurao, sopravvisse. Nel caos e nel panico generale, riuscì a nascondersi sotto un letto e salvalsi. In seguito, fornì la descrizione di Speck alle autorità, permettendo così la cattura del killer.

La testimonianza di Amurao, infatti, consentì alla polizia di ricostruire l’incubo e arrestare l’uomo che venne identificato grazie al suo tatuaggio “Born to Raise Hell”. Quando Speck finì in manette, pochi giorni dopo il massacro, il Paese intero inorridì. Quel crimine casuale e privo di movente distrusse l’illusione di sicurezza delle città americane e inaugurò una nuova epoca di paura collettiva.

Citazione

“Il CODIS non risolve i crimini: collega semplicemente le informazioni”.

– Monica Rockswold, esperta in biologia forense

Citazione

“Il CODIS non risolve i crimini: collega semplicemente le informazioni”.

– Monica Rockswold, esperta in biologia forense

Il processo a Richard Speck e la condanna di un’America sconvolta

Il processo a Richard Speck iniziò nel 1967 e rappresentò una svolta epocale per la cronaca giudiziaria statunitense. Arrestato pochi giorni dopo la strage di Chicago grazie alla testimonianza della sopravvissuta Corazon Amurao – che riconobbe il suo tatuaggio “Born to Raise Hell” –, Speck fu descritto come un uomo freddo, distaccato e privo di rimorso. L’opinione pubblica era ancora scioccata dal massacro delle otto infermiere e i giornali ribattezzarono subito l’imputato come il mostro di Chicago.

Dopo tre settimane di udienze, la giuria impiegò meno di un’ora per dichiararlo colpevole di omicidio e condannarlo alla pena di morte. Tuttavia, nel 1972, la Corte Suprema degli Stati Uniti sospese temporaneamente la pena capitale. La condanna di Speck venne commutata in otto ergastoli consecutivi, pari a un totale teorico di oltre 1.200 anni di carcere.

Speck trascorse il resto della sua vita nel penitenziario di Stateville, Illinois, dove rimase fino alla morte nel 1991, stroncato da un probabile infarto.

Nel maggio 1996, Speck tornò al centro dell’attenzione per un controverso video girato nel carcere, che mostrava scene esplicite di sesso tra detenuti, spaccio, uso di droghe e circolazione di denaro. In alcune sequenze si vedeva Speck mentre praticava sesso orale a un carcerato di colore, consumava cocaina e sfilava a petto nudo mostrando un seno femminile, probabilmente dovuto a un trattamento ormonale. Alcune di queste immagini hanno ispirato sequenze della terza stagione di Monster, dedicata a Ed Gein.

Il Birdman: l’uomo e il simbolo del male

In carcere, Richard Speck si guadagnò il soprannome “The Birdman”. Un giorno, un piccolo passero ferito entrò nella sua cella. Speck lo curò, lo nutrì, lo tenne con sé come un compagno silenzioso. Ma, quando una guardia gli impedì di continuare a prendersene cura, la sua risposta fu brutale. Afferrò il volatile e lo gettò tra le pale di un ventilatore d’acciaio in funzione, uccidendolo all’istante. Alla domanda sul perché del gesto, rispose gelidamente: “Se non posso averlo io, non lo avrà nessuno”.

L’episodio divenne emblematico della sua psicologia: un uomo incapace di provare empatia, che trasformava ogni legame in possesso e distruzione. È questa crudeltà fredda, infantile e assoluta che colpì gli psicologi e i profiler dell’FBI, tra cui John E. Douglas, autore di Mindhunter, che ha usato spesso il caso Speck come modello di studio.

Dietro il soprannome “Birdman” si nasconde così l’essenza stessa della sua follia: un bisogno disperato di controllo, mascherato da affetto. In carcere, Speck diventa un emblema del male quotidiano: non un genio criminale ma un uomo comune capace di mostruosità senza motivo.

Approfondimento psicologico

Dietro ogni sequenza di DNA c’è una vita, una storia e un silenzio spezzato. il CODIS non è solo un database: è lo specchio freddo di quanta giustizia possa nascere da un frammento microscopico, un cuore che batte nell'ombra per restituire pace e verità.

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Dietro ogni sequenza di DNA c’è una vita, una storia e un silenzio spezzato. il CODIS non è solo un database: è lo specchio freddo di quanta giustizia possa nascere da un frammento microscopico, un cuore che batte nell'ombra per restituire pace e verità.

Lettere mai scritte: il falso legame tra Ed Gein e Richard Speck in Monster

Nell’ultima puntata di Monster: The Ed Gein Story, Richard Speck scrive lettere di ammirazione al “Macellaio di Plainfield”, definendolo il suo idolo e il modello a cui ispirarsi. È un dettaglio narrativo efficace ma non supportato da alcuna prova reale.

Nella realtà, Speck e Gein non si sono mai scritti. Nessuna lettera, nessun contatto, nessuna forma di corrispondenza documentata. L’idea che Speck potesse vedere in Gein un mentore nasce dalla fantasia scenica di Ryan Murphy, che nel finale della serie trasforma Gein in una sorta di “padrino del male”, un archetipo da cui discendono i futuri assassini americani.

Questa invenzione funziona sul piano simbolico. Mette in dialogo mostri separati dal tempo ma uniti dal vuoto morale, suggerendo che il male possa propagarsi come un’eredità invisibile. Tuttavia, sul piano storico, Speck non mostrò mai un interesse specifico per Gein né una reale fascinazione per altri assassini.

Il suo crimine, impulsivo e distruttivo, restò isolato, privo di quella pianificazione o idealizzazione che contraddistingue i serial killer. Proprio per questo, il presunto legame epistolare rimane una suggestione cinematografica più che una verità da archivio.

Richard Speck: assassino di massa o serial killer?

La definizione della figura criminale di Richard Speck è ancora oggi oggetto di dibattito tra criminologi e studiosi. C’è chi lo considera il primo assassino di massa della storia americana moderna, e chi, al contrario, lo inserisce nella categoria dei serial killer atipici, per il modo in cui le sue pulsioni violente sembrano riflettere un profilo ossessivo e impulsivo insieme.

Secondo la classificazione dell’FBI, un assassino di massa uccide più vittime in un unico evento, nello stesso luogo e in un periodo di tempo limitato. È esattamente ciò che fece Speck nella notte del 14 luglio 1966, quando irruppe nel dormitorio di Chicago e uccise otto studentesse infermiere in poche ore. L’atto non mostrava pianificazione seriale né intervalli temporali tra un delitto e l’altro, ma un unico, devastante sfogo di violenza.

Tuttavia, alcune analisi successive hanno sottolineato come Speck condividesse tratti psicologici tipici dei serial killer: narcisismo, bisogno di controllo e disumanizzazione delle vittime. inoltre, anche se le vittime accertate del killer sono otto, si sospetta che in realtà possa aver ucciso fino a 12 persone nel corso della sua vita. A differenza di molti killer seriali, però, Speck non ha mai cercato il riconoscimento né ripeteva i suoi delitti. La strage di Chicago un episodio unico e irripetibile ma così efferato da influenzare la percezione collettiva della violenza negli Stati Uniti.

Il confine, nel suo caso, resta sottile. Speck non fu un cacciatore di vittime ma un uomo che, in una sola notte, trasformò l’America in un luogo più consapevole del proprio terrore.

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