Foto da Alamy. Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde).
Qual è la vera storia di Adeline Watkins? Dalle interviste del 1957 alla fiction di Netflix “Monster: The Ed Gein Story”, ecco chi era davvero.
Monster: The Ed Gein Story è arrivato su Netflix il 3 ottobre e sta già facendo discutere (leggi la recensione di Fiabe Noir qui). Mentre infuria il dibattito sulla terza stagione della serie antologica, sono molte le curiosità che i fan desiderano appagare. Dall’influenza a fumetti della cagna di Buchenwald Ilse Kosh su Ed Gein alla necrofilia, dal voyeurismo di Alfred Hitchcock all’uso della motosega da parte del serial killer. Ma ciò che ha incuriosito maggiormente il pubblico è il personaggio di Adeline Watkins, interpretata da Suzanna Son. Qual è la vera storia della presunta fidanzata di Ed Gein in Monster e chi era davvero Adeline Watkins?
Il nome della donna, che abitava poco distante dalla fattoria dei Gein, fece capolino in un’intervista poco dopo l’arresto del macellaio di Plainfield. L’articolo, apparso il 21 novembre 1957 sul Minnesota Tribune, indicava Watkins come il presunto “interesse amoroso” dell’assassino. A poche settimane dalla diffusione della notizia, però, proprio Watkins parlò di una storia “esagerata”. La verità, come spesso accade, si trova probabilmente nel mezzo.
Con questo articolo, ripercorro le tappe principali del rapporto Gein-Watkins: l’intervista iniziale, la smentita di Watkins, i fatti accertabili e il modo in cui la nuova stagione di Monster reinterpreta il loro rapporto.
L’histoire de la fameuse petite amie de Ed Gein se base sur un article putaclique de l’époque.
— Rémi Rostaing (@rostaing_remi) October 3, 2025
En novembre 1957, la presse locale rapportait le témoignage d’Adeline Watkins, une femme de Plainfield qui affirmait avoir fréquenté Ed Gein pendant près de vingt ans. Elle évoquait… pic.twitter.com/B5mKaQ19kC
Nel novembre 1957, pochi giorni dopo l’arresto di Ed Gein, la stampa si precipitò a cercare ogni dettaglio possibile sulla vita privata dell’uomo che sarebbe presto stato soprannominato il “macellaio di Plainfield”. In quel clima di morbosa curiosità, il Minnesota Tribune, ripreso dal Wisconsin State Journal, pubblicò un’intervista a una donna di Plainfield: Adeline Watkins. Dalle sue parole, Gein non appariva come il mostro che stava emergendo dalle indagini. Sembrava un vicino gentile, cortese e addirittura un compagno di lunghe frequentazioni. Watkins raccontò infatti di aver avuto con lui una relazione durata vent’anni. Lo descrisse come “buono e gentile” e sottolineò come spesso assecondasse le attività che lei proponeva (Wisconsin State Journal, 21 novembre 1957).
Secondo il resoconto, la coppia avrebbe condiviso pomeriggi e serate al cinema, uscite nelle taverne locali e conversazioni su libri, seppur con interessi differenti. A Gein piacevano storie ambientate in Africa e India mentre Adeline seguiva altre letture. Ancora più inquietante, la donna dichiarò che i due discutevano spesso di omicidi riportati dalla cronaca, commentando errori e modalità dei criminali. Nell’intervista, Watkins ricordò anche una proposta di matrimonio implicita da parte di Gein, avvenuta durante l’ultima uscita del 1955. Pur respingendo l’offerta, disse di aver continuato a provare affetto per lui. Durante l’intervista, sostenne persino: “Lo amavo e lo amo ancora” (Wisconsin State Journal, 21 novembre 1957).
Dopo il clamore suscitato dall’intervista del novembre 1957, Adeline Watkins si trovò al centro dell’attenzione mediatica. Le sue dichiarazioni avevano alimentato l’idea che Ed Gein fosse non solo l’uomo solitario e isolato descritto dai vicini ma addirittura un corteggiatore discreto, capace di mantenere una relazione di lunga durata. Tuttavia, pochi giorni più tardi, Watkins ritrattò in parte quanto riportato, correggendo i dettagli diffusi con toni sensazionalistici.
La donna precisò che non si trattava di una vera e propria relazione sentimentale. Gein la accompagnava al cinema o a bere qualcosa nei bar della zona ma non ci fu mai un fidanzamento ufficiale né la prospettiva di un matrimonio. Le sue parole furono caute: “Non ho mai detto di essere stata la sua fidanzata. Ed era gentile, ma era anche un uomo molto chiuso. Non si confidava con nessuno” (Wisconsin Rapids Daily Tribune, 1957).
La smentita mise in luce un aspetto importante. In un momento in cui la stampa cercava di colmare i vuoti della vicenda Gein, ogni frammento di testimonianza veniva ingigantito, trasformando semplici dichiarazioni di cortesia in una lunga storia d’amore. Watkins, probabilmente sopraffatta dall’esposizione, sentì il bisogno di ristabilire la verità, prendendo le distanze dall’etichetta di “fidanzata di Ed Gein” che non le apparteneva.
La figura di Adeline Watkins è tornata al centro dell’attenzione con la terza stagione di Monster: The Ed Gein Story. Nella finzione televisiva, Watkins viene dipinta come la “fidanzata segreta” del serial killer. Si trasforma gradualmente in una testimone privilegiata dei suoi crimini, capace di offrire un’immagine più umana di un assassino destinato a entrare nell’immaginario collettivo.
Ma Adeline Watkins era davvero la giovane donna promiscua, manipolatrice e ossessionata dai crimini che viene mostrata in Monster? Nata e cresciuta a Plainfield, Watkins era in realtà una donna comune, conosciuta in paese e legata alla comunità locale. Il loro rapporto si limitava a uscite saltuarie. Dopo la ritrattazione, Watkins tornò nell’anonimato, evitando ulteriori esposizioni pubbliche.
Ciò che colpisce è il modo in cui la sua immagine è stata trasformata dalla stampa e dalla narrativa televisiva. Da semplice vicina di casa a presunta fidanzata, fino a diventare un personaggio rielaborato nella cultura pop contemporanea. L’uso del suo nome in Monster dimostra quanto la narrativa mediatica possa piegare figure marginali alle esigenze del racconto, trasformando la realtà per regolare la percezione del pubblico e costruire una storia più avvincente. Come già accaduto in The Jeffrey Dahmer Story, anche il terzo capito di Monster trasforma la realtà a suo piacimento. Tenta di umanizzare un serial killer inquietante e spietato, di regalargli una storia d’amore mai esistita per normalizzarlo e di forzare lo spettatore a provare empatia per il mostro di turno.
Quando Netflix ha lanciato Monster: The Jeffrey Dahmer Story, il successo planetario ha spinto i creatori della serie a proseguire con nuove stagioni dedicate ad altri assassini seriali e non. Così, dopo Dahmer e i fratelli Menéndez, è arrivato Ed Gein. Nella ricostruzione televisiva, la figura di Adeline Watkins nel ruolo di “fidanzata segreta” è stata inserita per aggiungere profondità emotiva alla trama. Tuttavia, i documenti d’epoca restituiscono un quadro diverso. Watkins e Gein si conoscevano da circa vent’anni ma il loro rapporto romantico durò meno di un anno, con incontri sporadici e uscite occasionali al cinema, come confermato dalla stessa Watkins allo Stevens Point Journal nel 1957.
La ricostruzione televisiva amplifica e centralizza il suo ruolo, trasformando una conoscenza intermittente in un legame sentimentale stabile e influente sulle nefandezze del killer. L’espediente narrativo voleva mostrare un volto inedito del killer che, però, semplicemente non esiste. Ne risulta soltanto la dissoluzione del confine tra realtà e fiction.
Monster trasforma Adeline Watkins in una donna divisa tra affetto e orrore, quasi una chiave psicologica per interpretare l’enigma Gein, contribuendo a consolidare nell’immaginario collettivo l’idea di una relazione che, storicamente, non è mai esistita.
La verità su Adeline Watkins è molto più sobria (e per alcuni meno interessante) rispetto a quella mostrata nella serie Monster. Non fu mai la fidanzata ufficiale di Ed Gein. La loro conoscenza durò poco più di sette mesi e avvenne in modo intermittente. Gli incontri furono limitati a sporadiche visite al domicilio di Watkins e a qualche uscita al Plainfield Theater. Mai entrò nella casa di Geine quindi non scoprì i resti delle sue vittime né il santuario alla madre Augusta.
Watkins definì Gein “tranquillo e educato” ma il loro rapporto non fu intimo né romantico come la serie lascia intendere. Dal punto di vista psicologico, attribuirle un ruolo di guida o di complice (un po’ alla “Barbie e Ken”) distorce la comprensione dei disturbi e della responsabilità di Gein. La serie, ad esempio, mostra Gein praticare atti di necrofilia sotto l’influenza della donna, quasi a minimizzare il disturbo parafilico che lo caratterizzava.
La vera Adeline Watkins resta una vicina di casa con rapporti limitati mentre Netflix la trasforma di protagonista secondaria della psicologia del killer. La discrepanza tra storia documentata e fiction dimostra come la narrativa televisiva possa riscrivere la percezione collettiva, consolidando un mito senza riscontro nella realtà.
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Ci sono storie che, più di altre, celano restroscena oscuri e complessi: misteri, stalking, sparizioni, abusi, serial killer.
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