Da decenni, cronaca nera e criminologia esaminano i meccanismi della violenza seriale concentrandosi su figura come i serial killer e sulla loro classificazione criminologica. Con il trascorrere del tempo e il progredire degli studi, elenchi e ricognizioni tematiche hanno offerto chiavi di lettura utili per interpretare schemi criminali ricorrenti, differenze e modalità operative senza ricorrere a spiegazioni deterministiche. La lista dei serial killer nati a gennaio aggiunge un’ulteriore sfumatura a questa fascinazione, spingendo a chiedersi se esista qualcosa di peculiare nelle persone nate in uno stesso periodo dell’anno. Dall’astrologia alla criminologia, molti si interrogano su possibili collegamenti tra il mese di nascita e tratti della personalità o comportamenti criminali.
Questo articolo raccoglie dieci profili di assassini e assassine seriale, selezionati per rilevanza storica, giudiziaria e investigativa. Il mese di nascita non viene considerato un fattore causale ma un criterio narrativo e comparativo per attraversare epoche, contesti geografici e tipologie di crimine. In questo modo, si vuole fornire una panoramica documentata che metta in relazione biografie criminali, dinamiche investigative e impatto mediatico, all’interno del percorso di analisi di Fiabe Noir dedicato allo studio della violenza seriale.
Serial killer nati a gennaio: 10 profili di spietati assassini
1. Ian Brady (2 gennaio 1938)
Il caso dei Moors Murders e la figura di Ian Brady, nato a Glasgow il 2 gennaio 1938, rappresentano uno dei capitoli più oscuri della cronaca nera britannica. Brady cresce in un contesto familiare instabile e sviluppa fin dall’adolescenza un’attrazione ossessiva per il controllo, la violenza e l’ideologia nichilista. Negli anni Sessanta, incontra Myra Hindley, con cui costruisce una relazione simbiotica fondata sulla manipolazione psicologica e sulla pianificazione del crimine. Insieme attirano, torturano e uccidono cinque bambini e adolescenti tra il 1963 e il 1965, seppellendo i corpi nelle brughiere dello Yorkshire.
Il caso sconvolge profondamente l’opinione pubblica britannica per la freddezza degli assassini e per la lucidità con cui i delitti vengono organizzati. Le indagini portano alla scoperta di registrazioni audio delle torture e di fotografie scattate durante i crimini, elementi che segnano una svolta investigativa e giudiziaria. Brady viene condannato all’ergastolo nel 1966 e trascorre il resto della vita in carcere e in strutture psichiatriche, senza mai mostrare segni di pentimento. Il suo profilo diventa un modello di studio per la criminologia clinica, in particolare per l’analisi della psicopatia ideologica. Muore nel 2017, lasciando un’eredità di orrore che ancora oggi definisce il concetto stesso di assassinio seriale nel Regno Unito.
2. Dyonathan Celestrino (5 gennaio 1992)
Dyonathan Celestrino nasce il 5 gennaio 1992 in Brasile e viene soprannominato “The Cross Maniac” per i tre omicidi rituali compiuti a Rio Brilhante nel 2008. Celestrino agisce su un territorio circoscritto, scegliendo vittime adolescenti. I suoi crimini mostrano comportamenti ritualistici legati alla sua interpretazione personale di simboli religiosi. Le indagini rivelano che il ragazzo, nonostante la giovane età, pianifica attentamente i delitti e tenta di eludere le autorità, lasciando prove simboliche che collegano gli episodi tra loro.
La sua cattura permette di documentare il pattern delle azioni e di confermare la responsabilità dei crimini, evidenziando come anche i giovanissimi possano sviluppare condotte seriali complesse. Celestrino si inserisce così tra i profili più rilevanti del panorama seriale nati a gennaio, distinguendosi per la precoce età criminale e per la natura rituale dei suoi omicidi, mostrando tratti di pianificazione, controllo delle vittime e persistente escalation nella violenza nonostante la giovane età.
3. Joseph Naso (7 gennaio 1934)
Joseph Naso nasce il 7 gennaio 1934 ed è una presenza significativa nell’elenco dei serial killer nati a gennaio per la durata temporale e la complessità delle sue attività criminali. Trascorre gran parte della vita muovendosi tra diversi Stati americani, lavorando come fotografo freelance e sfruttando questa copertura per avvicinare le vittime. Le indagini giudiziarie lo collegano con certezza all’omicidio di quattro donne tra il 1977 e il 1994, tutte strangolate e successivamente mutilate. Le vittime vengono identificate grazie a un elemento ricorrente: la scrittura di iniziali doppie sui corpi, dettaglio che porterà gli investigatori a soprannominarlo Double Initial Killer.
Naso era già noto alle forze dell’ordine per reati sessuali e comportamenti predatori ma per anni riesce a eludere arresti definitivi spostandosi frequentemente e sfruttando identità diverse. La svolta arriva nel 2010 con l’arresto per possesso di materiale pedopornografico, che consente di riaprire vecchi fascicoli. Nel suo appartamento vengono rinvenuti appunti, mappe e fotografie che rafforzano il collegamento con gli omicidi irrisolti. Nel 2013, viene condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Il suo caso è spesso citato negli studi criminologici per l’uso della mobilità geografica come strategia di occultamento e per la persistenza del comportamento omicida lungo più decenni.
4. Israel Keyes (7 gennaio 1978)
Israel Keyes nasce il 7 gennaio 1978 a Richmond, Utah, negli Stati Uniti, e diventa noto come un serial killer estremamente metodico e itinerante. La sua attività criminale si estende su più Stati, rendendo difficile per le autorità collegare i delitti tra loro. Keyes compie almeno tre omicidi confermati ma è sospettato di molti altri crimini data la sua attitudine a utilizzare tecniche di occultamento avanzate e pianificazione dettagliata per evitare tracce.
Le sue vittime appartengono a contesti diversi: sono selezionate con cura per la loro vulnerabilità. L’assenza di un modus operandi riconoscibile e ripetitivo, tipica dei serial killer itineranti, rende l’indagine particolarmente complessa. Keyes sfrutta spostamenti frequenti, strumenti improvvisati e strategie per depistare le indagini, mostrando una capacità organizzativa superiore alla media dei serial killer nati a gennaio. La sua cattura e la successiva confessione parziale offrono una visione unica delle dinamiche di un assassino itinerante, combinando calma apparente e violenza programmata, caratteristiche che hanno contribuito a definirlo come uno dei criminali più insidiosi del suo tempo.
5. Ronald Joseph Dominique (9 gennaio 1964)
Ronald Joseph Dominique nasce il 9 gennaio 1964 negli Stati Uniti e viene soprannominato “The Bayou Strangler” per la natura dei suoi crimini. Tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, Dominique uccide almeno 23 uomini e ragazzi in Louisiana, scegliendo vittime spesso vulnerabili e socialmente isolate. I delitti avvengono in contesti domestici o in aree appartate. Dominique sfrutta l’elemento della sorpresa per sopraffare le sue vittime. Il modus operandi include strangolamento e altre forme di asfissia e spesso la selezione delle vittime sembra essere legata a motivazioni sessuali.
Dominique agisce indisturbato per anni, eludendo la polizia grazie a spostamenti frequenti e all’uso di stratagemmi per non lasciare tracce evidenti. L’arresto avviene dopo un’indagine coordinata che collega diversi omicidi e permette di raccogliere prove decisive. La condanna successiva include ergastoli multipli, garantendo che Dominique non possa tornare libero. La sua attività criminale lo inserisce tra i più noti assassini seriali all’interno di questa ricognizione storica, per l’elevato numero di vittime e per la capacità di operare per un lungo periodo senza essere identificato.
6. Harold Shipman (14 gennaio 1946)
Harold Frederick Shipman nasce il 14 gennaio 1946 a Nottingham, nel Regno Unito, ed è uno dei casi più studiati tra i serial killer nati a gennaio. Medico di base stimato, costruisce per decenni un’immagine pubblica irreprensibile, sfruttando il rapporto fiduciario con i pazienti. Dopo la morte della madre, evento centrale nella sua biografia, sviluppa una dipendenza da farmaci oppiacei che segna l’inizio di una lunga carriera criminale silenziosa. Le vittime del serial killer sono prevalentemente persone anziane e fragili, visitate nelle loro abitazioni o nel suo ambulatorio. I decessi vengono registrati come morti naturali, senza destare sospetti immediati.
L’indagine prende forma nel 1998, quando un impresario funebre nota anomalie nella documentazione di una paziente appena deceduta. Le autorità scoprono firme falsificate, certificati irregolari e concentrazioni anomale di farmaci nei corpi riesumati. Nel 2000, Shipman viene condannato per 15 omicidi ma successive inchieste ufficiali attribuiscono a lui oltre 200 morti sospette. È uno dei rari casi in cui il sistema sanitario diventa il contesto stesso del crimine seriale. Shipman si suicida in carcere nel 2004 mentre sconta l’ergastolo, lasciando una delle eredità investigative più controverse della criminologia moderna.
7. Joel David Rifkin (20 gennaio 1959)
Joel David Rifkin nasce il 20 gennaio 1959 a New York e diventa noto come “Joel the Ripper” per la brutalità dei suoi crimini. Tra il 1989 e il 1993, Rifkin uccide almeno nove donne, tutte incontrate in contesti urbani e spesso legate al mondo della prostituzione. Dopo averle attirate nella sua abitazione, le vittime vengono strangolate o colpite fino alla morte. In seguito, smembra i corpi per cercare di occultarne le prove.
L’attività criminale di Rifkin è caratterizzata da un modus operandi ripetitivo ma con piccole variazioni che complicano le indagini. La polizia lo arresta nel 1993 dopo il ritrovamento dei resti di una vittima nel suo veicolo. In poco tempo, le autorità riescono a collegare altri omicidi al sospettato. Rifkin viene condannato a numerosi ergastoli senza possibilità di libertà condizionale e rimane un esempio emblematico nella cronologia dei serial killer nati a gennaio per la combinazione di freddezza, metodicità e capacità di eludere la cattura per diversi anni.
8. Shelly Andre Brooks (22 gennaio 1969)
Shelly Andre Brooks nasce il 22 gennaio 1969 negli Stati Uniti e diventa noto come serial killer di Detroit per la brutalità dei suoi crimini. Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, Brooks uccide almeno sette donne, tutte individuate come vittime vulnerabili all’interno della città. I suoi omicidi mostrano un modello coerente di selezione e approccio. Le autorità lo identificano grazie a indagini approfondite che collegano le scene del crimine attraverso prove forensi e testimonianze.
Brooks opera principalmente in contesti urbani, sfruttando la confusione e la densità della città per agire indisturbato. Viene condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. In questo contesto criminologico, è un modello di precisione per quanto riguarda la frequenza degli omicidi e la pianificazione dei crimini nonché per l’impatto duraturo sulle comunità colpite.
9. Luis Alfredo Garavito Cubillos (25 gennaio 1957)
Luis Alfredo Garavito Cubillos nasce il 25 gennaio 1957 a Génova, nel dipartimento colombiano di Quindío, ed è considerato uno dei serial killer più prolifici mai documentati. La sua attività criminale si sviluppa principalmente tra il 1992 e il 1999, in un arco temporale segnato da estrema violenza e da un’elevata mobilità territoriale. Garavito prende di mira bambini e adolescenti, spesso provenienti da contesti familiari fragili o di strada, avvicinandoli con false promesse di lavoro, cibo o piccoli regali. Dopo averli condotti in aree rurali isolate, li sottopone a torture, violenze sessuali e infine li uccide, occultando i corpi in fosse improvvisate o luoghi difficilmente accessibili.
Le indagini si attivano in modo sistematico solo quando la ripetizione degli schemi diventa evidente in diverse regioni della Colombia. L’arresto avviene nel 1999 grazie alle testimonianze di sopravvissuti e a riscontri forensi che collegano Garavito a numerosi siti di sepoltura. Durante gli interrogatori confessa oltre 140 omicidi, ma le autorità accertano almeno 190 vittime, con stime investigative che superano quota 300. Il caso di Garavito è centrale nello studio dei serial killer nati a gennaio per l’eccezionale numero di vittime, per la durata relativamente breve della sua attività e per le criticità investigative legate a territori vasti, risorse limitate e vittime socialmente invisibili.
10. Mervin Ray Hughes (27 gennaio 1969)
Mervin Ray Hughes nasce il 27 gennaio 1969 negli Stati Uniti e diventa noto come “The Serial Shooter” per una serie di omicidi e sparatorie avvenuti in California negli anni ’90. Hughes prende di mira le sue vittime in contesti pubblici e residenziali, alternando rapine, agguati e attacchi mirati che terrorizzano le comunità locali. La sua attività criminale mostra un pattern riconoscibile di violenza armata e pianificazione, che permette alle autorità di collegare diversi episodi tra loro.
Dopo un’indagine approfondita condotta da più giurisdizioni, Hughes viene arrestato e processato, ricevendo la condanna a morte per i numerosi crimini commessi. La sua storia contribuisce a completare l’analisi dei serial killer nati a gennaio, evidenziando come alcuni di questi criminali abbiano operato con escalation rapida e metodi estremamente violenti.
Mese di nascita e violenza seriale: un criterio narrativo, non causale
Riunire serial killer nati nello stesso mese non significa attribuire al periodo di nascita un valore esplicativo o predittivo. In criminologia, non esistono evidenze scientifiche che colleghino il mese di nascita allo sviluppo della violenza seriale. In questo articolo, gennaio funziona come criterio narrativo e comparativo, utile per attraversare contesti storici, geografici e investigativi diversi senza forzature deterministiche.
L’analisi congiunta di questi profili mostra invece elementi ricorrenti ben documentati: infanzie disfunzionali, marginalità sociale, disturbi della personalità, fallimenti istituzionali e lunghi vuoti investigativi. Sono questi fattori, non il calendario, a costituire il terreno su cui si sviluppano molte traiettorie criminali seriali. È su queste dinamiche strutturali — psicologiche, relazionali e sistemiche — che si concentra il lavoro di analisi raccolto nella categoria Anatomia del Male.
Usare il mese di nascita come filo conduttore consente di osservare analogie e differenze senza trasformarle in spiegazioni semplicistiche. La violenza seriale resta un fenomeno complesso, che richiede strumenti interpretativi solidi e uno sguardo critico capace di distinguere tra coincidenza narrativa e causalità scientifica.





