La cronaca nera svizzera è spesso considera marginale nel panorama europeo ma alcuni eventi hanno incrinato profondamente questa percezione. I cinque delitti più discussi e famosi della Svizzera presentati in questo articolo raccontano una realtà fatta di violenza domestica estrema, stragi familiari, omicidi irrisolti e crimini che hanno messo in discussione la sicurezza collettiva. In un Paese considerato stabile e sicuro, questi casi hanno generato shock, paura e un dibattito pubblico duraturo, alimentato da dettagli investigativi inquietanti e da una forte copertura mediatica. Dalle uccisioni avvenute tra le mura domestiche ai massacri senza movente, fino ai delitti contro i più vulnerabili, ogni storia ha lasciato un segno profondo nell’opinione pubblica e nel sistema giudiziario. Ripercorrere queste vicende rende evidente che anche in Svizzera il crimine possa assumere forme estreme, mettendo in discussione una società spesso mitizzata.
I delitti più discussi e famosi della Svizzera
1. Omicidio di Kristina Joksimovic: un caso di violenza domestica
Al momento della sua uccisione, Kristina Joksimovic aveva 38 anni ed era conosciuta come modella e finalista di Miss Switzerland. Viveva a Binningen, nel cantone di Basilea Campagna, con il marito. Nel febbraio 2024, all’interno della loro abitazione, la sua vita è stata interrotta in modo brutale.
Secondo le ricostruzioni investigative, Kristina è stata strangolata dal coniuge durante un episodio di violenza domestica. La morte è avvenuta tra le mura di casa, in un contesto che gli inquirenti hanno definito di forte tensione familiare. Le indagini hanno accertato che dopo l’omicidio l’uomo ha tentato di occultare il corpo.
Il cadavere è stato smembrato e alcune parti sono state distrutte utilizzando un frullatore domestico. Altre parti sarebbero state eliminate separatamente. Durante queste operazioni, secondo quanto emerso dagli atti, l’uomo avrebbe guardato video online, un dettaglio che ha colpito profondamente l’opinione pubblica.
L’allarme è scattato nei giorni successivi alla scomparsa della donna. Gli investigatori hanno concentrato subito l’attenzione sul marito, unico presente nell’abitazione. L’uomo è stato arrestato nel febbraio 2024 e formalmente incriminato per omicidio intenzionale e vilipendio di cadavere.
Il movente viene ricondotto a dinamiche di controllo e conflittualità all’interno della relazione, già compromessa. Il procedimento giudiziario è tuttora in corso ma il caso è già considerato uno dei delitti più discussi e famosi della Svizzera, simbolo di una violenza domestica estrema e nascosta.
2. Il massacro di Rupperswil: una famiglia annientata poco prima di Natale
La sera del 21 dicembre 2015, a Rupperswil, nel cantone di Argovia, una tranquilla casa di periferia si è trasformata in una scena di sterminio. Al suo interno, sono state uccise quattro persone. Le vittime sono Carla Schauer, 48 anni, i suoi figli Adrian, 13 anni, e Davin, 19 anni, e la fidanzata di quest’ultimo, la ventunenne Maxime Guyon.
Secondo le ricostruzioni, l’autore del delitto ha attirato le vittime all’interno dell’abitazione con un pretesto. Una volta entrate, sono state immobilizzate con fascette e corde. L’omicida ha agito con metodo e controllo. Le vittime sono state sgozzate una dopo l’altra, senza possibilità di difesa.
Dopo gli omicidi, il killer ha cosparso la casa di benzina e appiccato il fuoco, nel tentativo di cancellare le prove. L’incendio è stato segnalato alle autorità dai vicini. I vigili del fuoco hanno rivenuto i quattro corpi carbonizzati ma le ferite alla gola, scoperte durante l’autopsia, hanno rivelato subito la violenza del massacro.
Le indagini si sono presto concentrate su un’aggressione pianificata. Per oltre un anno, il caso è rimasto irrisolto. La svolta è arrivata nell’aprile 2017, quando un uomo è stato arrestato dopo un controllo di routine. Il DNA, confrontato con tracce raccolte sulla scena, coincideva.
Il sospetto ha confessato, rivelando che il movente fosse economico: voleva rapinare la famiglia. Nel 2018, è stato condannato all’ergastolo.
3. Il caso di Seewen: cinque morti e un colpevole mai giudicato
Il 5 giugno 1976, una casa di vacanza a Seewen, nel cantone di Soletta, è diventata teatro di uno dei più gravi omicidi irrisolti svizzeri. All’interno dell’abitazione, i cinque membri della famiglia Siegrist sono stati trovati morti, uccisi a colpi d’arma da fuoco. Le vittime erano due adulti e tre giovani familiari, riuniti per un soggiorno che doveva essere breve. Nell’appartamento, non sono stati scoperti segni di effrazione, dettaglio che suggerì alle autorità che il killer avesse una conoscenza diretta dell’assassino.
L’autore ha utilizzato una carabina Winchester per compiere la strage. I colpi sono stati numerosi e mirati alla testa e al torace, indice di un’esecuzione deliberata. Nessun segno di colluttazione significativa è stato rilevato dagli inquirenti. La scena del crimine appariva ordinata. Questo aveva rafforzato l’ipotesi di un aggressore organizzato, entrato senza destare sospetti.
Fin dal principio, le indagini si concentrano su una persona vicina alla famiglia. Emersero contrasti personali e possibili rancori ma le prove restarono indiziarie. Testimonianze contraddittorie e lacune investigative complicarono il quadro mentre l’arma del delitto non è mai stata recuperata.
Il sospetto principale è stato interrogato più volte, ma non arrestato. Mancano riscontri materiali sufficienti per sostenere un’accusa formale davanti a un tribunale.
Con il passare degli anni, il caso ha perso slancio investigativo. Alcuni elementi sono stati rivalutati anche se non hanno portato a risultati concreti. Nessun processo è mai stato celebrato. A quasi cinquant’anni di distanza, il massacro di Seewen resta irrisolto. È ancora oggi uno dei misteri criminali più inquietanti della Svizzera, simbolo di una giustizia mai arrivata.
4. La sparatoria di Zurigo del 1986: un ufficio distrutto
Il 16 aprile 1986, un ufficio dell’amministrazione comunale di Zurigo si è trasformato in un luogo di morte. Günther Tschanun, dipendente dell’ente, è entrato armato durante l’orario di lavoro. In pochi minuti, ha aperto il fuoco contro i colleghi. Quattro persone sono rimaste uccise sul posto. Un quinto impiegato, invece, è gravemente ferito ma è sopravvissuto all’attacco. Le vittime erano funzionari amministrativi, colpiti senza possibilità di difesa. L’arma utilizzata era una pistola, portata deliberatamente sul luogo di lavoro quella mattina.
Secondo gli inquirenti, l’azione non era stata casuale. Tschanun aveva agito con lucidità, mirando a persone precise. Non erano emersi, infatti, segni di colluttazione né tentativi di mediazione. Il movente è stato ricondotto a rancori professionali. Frustrazioni lavorative, conflitti interni e una percezione di ingiustizia hanno alimentato la violenza.
Dopo la sparatoria, l’uomo è fuggito dalla Svizzera, facendo scattare una vasta caccia all’uomo internazionale. La latitanza è durata diverse settimane, mantenendo alta la tensione mediatica.
Tschanun è stato, infine, arrestato in Francia grazie alla cooperazione tra le polizie europee. Estradato in Svizzera, è stato processato per omicidio plurimo e tentato omicidio. Il tribunale lo ha riconosciuto colpevole e lo ha condannato a una lunga pena detentiva. La sentenza chiude il procedimento giudiziario, ma non il trauma collettivo.
Il caso, divenuto noto come uno dei delitti più discussi e famosi in Svizzera, ha provocato un acceso dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Segna uno spartiacque nella gestione del rischio negli uffici pubblici svizzeri.
5. L’omicidio di Ylenia Lenhard: la scomparsa che cambiò la Svizzera
Il 31 luglio 2007, Ylenia Lenhard ha cinque anni. Quel giorno, era uscita in bicicletta nei pressi di Appenzell, come molte altre volte. Era una mattina d’estate tranquilla, fino a quando la bambina non rientrò. Le ricerche partirono immediatamente, coinvolgendo polizia, volontari e unità specializzate. La notizia si diffuse in poche ore in tutta la Svizzera. Ma i giorni passavano senza risultati concreti. Gli investigatori seguivano decine di piste, analizzano segnalazioni, acquisiscono testimonianze e immagini. Nessuna portava a Ylenia.
Il corpo della bambina è stato ritrovato oltre un mese dopo la sua scomparsa, nei pressi di Oberbüren, nel cantone di San Gallo. Le condizioni confermarono un omicidio. L’autopsia ha evidenziato che Ylenia è stata rapita e uccisa poco dopo la scomparsa. I dettagli sono stati diffusi con estrema cautela per rispetto della vittima.
Le indagini scientifiche sono state centrali nel caso Lenhard. Il DNA repertato sulla scena e sul corpo, infatti, hanno condotto a un nome: Urs Hans von Aesch. Eppure, l’uomo non può essere interrogato. Si è tolto la vita il giorno successivo al rapimento, il 1° agosto 2007, prima di essere formalmente sospettato. Il movente è stato solo parzialmente ricostruibile. Gli inquirenti hanno parlato di un’azione predatoria, priva di legami diretti con la famiglia Lenhard. Non essendoci un imputato in vita, il procedimento penale non è arrivato a processo. Il caso, quindi, è stato formalmente chiuso sulla base delle prove genetiche.






