Con il boom di omicidi seriali registrati negli Stati Uniti nella seconda metà del Novecento, sono proliferati studi criminologici che hanno portato all’individuazione delle principali tipologie di serial killer maschi. Questa classificazione racconta una parte oscura e complessa della natura umana. Dietro la freddezza degli atti e la ripetizione dei delitti si nasconde, infatti, un universo di motivazioni psicologiche, tra pulsioni incontrollabili, bisogno di potere e distorsioni affettive. Negli anni, psicologi e investigatori hanno cercato di dare ordine al caos, creando modelli che spiegano il comportamento dei killer seriali. Dalle classificazioni dell’FBI alle analisi criminologiche più recenti, ogni tipologia rivela un diverso modo di percepire la vittima, la violenza e se stessi. Con questo articolo, vengono presentati i quattro profili psicologici individuati dal medico legale e professore universitario Ronald M. Holmes e dal criminologo James De Burger nel 1988.
Tipologie di serial killer maschi: i profili individuati da Holmes e De Burger
2. Classificazione per motivazione
La classificazione per motivazione proposta da Holmes e De Burger rappresenta uno dei modelli più incisivi per interpretare le tipologie di serial killer attraverso ciò che li spinge a uccidere. A differenza della distinzione comportamentale dell’FBI, questa prospettiva osserva il movente, il carburante emotivo che trasforma l’impulso in violenza ripetuta. Gli autori individuarono quattro categorie fondamentali: il visionario, il missionario, l’edonista e il power-control (orientato al controllo).
Questa tassonomia nasce dall’analisi di decine di casi, raccolti tra archivi investigativi e interviste in carcere. L’obiettivo era creare una mappa che spiegasse come il bisogno interiore del killer si manifesti nella scelta delle vittime, nelle modalità del delitto e nella frequenza degli attacchi. Il modello di Holmes e De Burger mostra che l’omicidio seriale è raramente un atto casuale: è un rituale alimentato da una spinta psicologica profonda.
Questa classificazione aiuta a collocare ogni assassino in un paesaggio mentale preciso. Permette di comprendere perché alcuni killer cercano estasi, altri potere, altri ancora vogliono “ripulire” il mondo o rispondere a voci interiori. Ogni movente diventa una lente per leggere il loro universo distorto.
2.1. Serial Killer Visionari
I serial killer visionari uccidono perché rispondono a un impulso percepito come incontrollabile. Credono di essere guidati da voci, comandi interiori o visioni religiose e demoniache. Il loro mondo appare deformato da allucinazioni che trasformano la vittima designata in un simbolo minaccioso.
Spesso soffrono di gravi disturbi psichiatrici e vivono in una realtà frammentata. Agiscono senza pianificazione, in modo caotico, e lasciano scene del crimine disordinate. Non scelgono la vittima per caratteristiche personali ma per ciò che rappresenta nella loro percezione distorta.
Questo tipo di assassino non cerca godimento né potere. Cerca sollievo. L’omicidio diventa una risposta al terrore provocato dalle sue stesse allucinazioni. Molti di questi casi emergono durante fasi psicotiche acute, in cui la capacità di distinguere tra impulso e realtà è completamente compromessa. La loro violenza nasce dal delirio, non da un progetto.
2.2. Serial Killer Missionari
I serial killer missionari uccidono per uno scopo che percepiscono come “superiore”. Ritengono di dover eliminare un gruppo di persone che considerano pericoloso, impuro o indegno. La loro missione non nasce da un delirio caotico ma da una convinzione radicale e organizzata.
Agiscono con una logica ferrea, anche se distorta. Pianificano, scelgono vittime che incarnano il gruppo da “purificare”. Considerano i delitti come parte di un dovere. La violenza è percepita come mezzo per correggere il mondo, non come un atto personale.
Questo movente può radicarsi nel fanatismo, nell’odio sociale o in ideologie estreme. Spesso non mostrano rimorso. Si percepiscono come strumenti di una giustizia superiore. Le loro azioni riflettono una visione rigida che sopprime qualsiasi empatia. Tra le tipologie di serial killer maschi, questa è tra le più difficili da dissuadere per i profiler perché l’assassino ritiene di agire per “il bene”.
2.3. Serial Killer Edonisti
I serial killer edonisti uccidono perché traggono piacere dall’atto di uccidere. La violenza diventa una fonte di eccitazione, potere, dominio e/o gratificazione sessuale. Cercano emozioni intense che la vita quotidiana non offre.
Questi assassini possono uccidere per godimento sessuale, per la caccia, per la sensazione di onnipotenza o per profitto. La loro motivazione può cambiare nel tempo ma l’obiettivo rimane la ricerca di piacere. Pianificano con attenzione e ritualizzano l’atto.
Le loro vittime vengono scelte per caratteristiche che alimentano la fantasia. L’aggressione riflette desideri profondi, spesso radicati nell’infanzia. La scena del crimine diventa uno spazio personale in cui realizzare il proprio immaginario distorto. Molti serial killer di questa categoria sviluppano un’escalation che rende ogni delitto più complesso e più rischioso.
La categoria del serial killer edonisti, data la sua complessità e la relazione con la sfera delle pulsioni sessuali (parafilie), si divide in tre sottocategorie: il lust killer, il thrill killer e il comfort killer.
2.3.1. Lust Killer
Il Lust Killer o killer lussurioso è la forma più estrema di edonismo omicida. La violenza diventa parte integrante dell’eccitazione sessuale e il confine tra desiderio e morte svanisce. Questo assassino non cerca soltanto una vittima: cerca un rituale che possa alimentare una fantasia sessuale distorta. Pianifica l’attacco con cura e studia modalità che accrescano la sua eccitazione.
La scena del crimine spesso rivela gesti rituali, mutilazioni o manipolazioni del corpo post mortem. Ogni dettaglio serve a prolungare il piacere e a rivivere l’atto in seguito. Il Lust Killer usa la violenza come linguaggio erotico, trasformando il corpo della vittima in uno spazio di dominio totale.
Questo tipo di assassino mostra una progressione chiara: la fantasia cresce, il bisogno aumenta, la crudeltà si intensifica. Molti di loro conservano oggetti, foto o ricordi che mantengono vivo il desiderio. Per gli investigatori, questi feticci rappresentano indizi preziosi.
Nella psicologia criminale, il Lust Killer è considerato uno dei profili più difficili da trattare. L’eccitazione legata all’omicidio non scompare. Rimane radicata nel suo immaginario e alimenta un ciclo potenzialmente infinito.
2.3.2. Thrill Killer
Il Thrill Killer o killer del brivido uccide per inseguire l’adrenalina. L’omicidio diventa una caccia che offre emozioni estreme, impossibili da trovare nella vita quotidiana. Questo assassino cerca la tensione, l’inseguimento, la sensazione di avere il controllo totale sulla vittima. Per lui il momento più esaltante non è la morte ma l’attesa.
Pianifica abbastanza da garantirsi un vantaggio ma lascia spazio all’improvvisazione. Vuole provare la scarica dell’imprevisto. Le vittime vengono scelte per la possibilità di innescare un inseguimento, per la loro vulnerabilità o semplicemente perché viene colta un’occasione. La scena del crimine riflette spesso aggressioni rapide, violente e concentrate.
Il Thrill Killer non desidera feticci né rituali complessi. Cerca l’emozione pura. Dopo il delitto, la tensione svanisce rapidamente e nasce un bisogno immediato di rivivere l’esperienza. Questo meccanismo alimenta una spirale pericolosa.
Alcuni di loro osservano le indagini come parte del gioco. Studiano i media, controllano i movimenti della polizia e traggono soddisfazione dalla loro capacità di sfuggire alla legge. La caccia non finisce con la morte della vittima. Continua nella sfida al mondo esterno.
2.3.3. Comfort Killer
Il Comfort Killer o killer di convenienza uccide per ottenere un vantaggio concreto. L’omicidio non nasce da desiderio sessuale o eccitazione. Nasce dal calcolo. Il movente principale è economico: denaro, eredità, assicurazioni o benefici materiali.
Questo assassino osserva l’ambiente, valuta rischi e opportunità, prepara il delitto come un investimento. La vittima diventa un ostacolo che impedisce un guadagno. Non prova mai rimorso, perché considera l’omicidio un mezzo funzionale ai suoi obiettivi.
Il Comfort Killer colpisce spesso persone vicine: partner, familiari, superiori, anziani sotto la sua cura. La familiarità facilita la manipolazione e rende più semplice costruire alibi credibili. Le scene del crimine appaiono pulite, con segni di avvelenamento o soffocamento.
Molti di questi assassini operano per anni, perché la discrezione li protegge. Non agiscono d’impulso. Coltivano una facciata rispettabile, spesso insospettabile. Quando vengono scoperti, le indagini rivelano una lunga scia di morti sospette, tutte motivate dal profitto.
Nelle classificazioni criminologiche, il Comfort Killer è considerato uno dei profili più calcolatori e difficili da rilevare. La sua arma più forte è la normalità apparente.
2.4. Serial Killer Power-Control
I serial killer power-control (orientati al controllo) uccidono per dominare completamente la vittima. Non cercano piacere immediato o missioni ideologiche. Vogliono sentire il controllo assoluto, riducendo l’altro a un oggetto. L’omicidio diventa un rituale di potere.
Questi assassini pianificano, osservano, manipolano. Studiano la vittima e costruiscono una dinamica di completa sottomissione. Il delitto non è l’obiettivo finale ma il mezzo per esercitare dominio. Dopo l’omicidio, rivivono il potere acquisito attraverso ricordi, feticci o narrazioni interne.
Il loro passato rivela spesso storie di umiliazioni, abusi o abbandoni che hanno alimentato un bisogno compulsivo di riscatto. La violenza diventa la loro unica forma di controllo sul mondo. È una categoria frequente nelle tipologie di serial killer con un profilo più calcolatore.





