Gein e altri serial killer: quando il feticismo diventa strumento di controllo

Qual è il significato del termine “feticismo” in psicologia e in criminologia? E qual è il suo legame con serial killer come Ed Gein?

Foto di Mila Vasileva su Unsplash. Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde).

Qual è il rapporto tra feticismo e crimine? Ecco come Ed Gein e altri assassini hanno trasformato fantasie in violenza e controllo.

Tempo di lettura 6 minuti

Il feticismo, inteso come attrazione sessuale verso oggetti, parti del corpo o materiali specifici, ha spesso catturato l’attenzione della criminologia quando si trasforma in comportamento deviante. Nel caso di Ed Gein, il feticismo non si limita a curiosità sessuale. Il suo interesse morboso per la pelle, gli organi e i vestiti delle vittime ha assunto connotazioni criminali, fondendo attrazione, ossessione e profanazione. Questo articolo esplora il concetto di feticismo, le sue manifestazioni patologiche e criminologiche e i casi storici in cui ha influenzato comportamenti omicidi.

Feticismo: significato in psicologia e criminologia

Con il termine feticismo si fa riferimento un interesse sessuale o psicologico centrato su un oggetto, una parte del corpoo una pratica specifica. In psicologia e psichiatria, il termine è neutro e indica una preferenza o una focalizzazione particolare che non implica necessariamente comportamenti illeciti. In criminologia, invece, il feticismo può assumere connotazioni più complesse quando l’ossessione per l’oggetto o la pratica diventa compulsiva o legata a condotte devianti. Nei casi più estremi, il desiderio feticistico si intreccia con la violenza, la manipolazione o la coercizione. In contesti simili, un interesse privato si trasforma in una dinamica di controllo e dominio.

Il feticismo è, a tutti gli effetti, una parafilia che può degenerare in un disturbo parafilico qualora diventasse talmente persistente e intenso da provocare danni e malessere a se stessi o agli altri.  Alla luce della distinzione tra parafilia e disturbo paralifico, quindi, il feticismo non compromette il naturale svolgimento della vita sociale o relazionale del soggetto che prova queste pulsioni. Il problema sorge quanto il comportamento feticistico degenera in disturbo feticistico ossia quando si trasforma in una compulsione.

Sul tema, sono stati condotti svariati studi. In particolare, al termine di una lunga indagine sulle fantasie erotiche e sul comportamento sessuale, lo psichiatra Rober Stoller appurò che “feticizzare è normale” per gli uomini. Il feticismo, infatti, risulta essere prevalente tra gli uomini piuttosto che tra le donne poiché sono più inclini ad associare una carica erotica a una particolare zona del corpo.

Per quanto riguarda l’etimologia, la parola “feticismo” proviene dal portoghese. I mercanti di schiavi avevano l’abitudine di usare questo termine per rivolgersi agli indigeni africani che adoravano “feticci” ossia oggetti considerati sacri dalle popolazioni locali.

Le molte forme del feticismo: tra sensi, oggetti e simboli

Il feticismo comprende una vasta gamma di pratiche e fantasie, che si possono classificare in base ai sensi coinvolti o alla natura del feticcio. Il canale visivo è spesso centrale: dalla fascinazione per parti del corpo come piedi, gambe o natiche, fino al piacere derivante dall’osservare determinati gesti come fumare, urinare o starnutire. Il tatto domina invece nelle pratiche che implicano materiali particolari, come latex o PVC, o nelle esperienze di contatto fisico estremo, come il trampling. Anche olfatto e gusto entrano in gioco in forme di adorazione corporea legate a fluidi o secrezioni. L’udito, più raro, è associato a suoni che generano eccitazione, come lo scoppio di un palloncino.

Dal punto di vista della natura del feticcio, si distinguono tre grandi categorie:

  • Parti del corpo umano (seno, mani, piedi, ascelle, ombelico);
  • Fluidi biologici (sangue, sudore, saliva, urina);
  • Oggetti o indumenti (scarpe, calze, guanti, uniformi).

Il feticismo può riguardare anche caratteristiche fisiche – come corpi muscolosi, donne incinte o persone sovrappeso – o atteggiamenti specifici, come fumare o lottare. Le uniformi rappresentano un capitolo a sé, legato al fascino dei ruoli e dei poteri sociali che evocano: militari, infermiere, insegnanti, segretarie.

In alcuni casi, il feticismo resta confinato alla fantasia. In altri, si traduce in pratiche concrete. Può manifestarsi in forma attiva, passiva o contemplativa, a seconda che il feticista utilizzi, subisca o semplicemente osservi il feticcio. In ogni caso, si tratta di un universo complesso in cui desiderio, simbolismo e percezione sensoriale si intrecciano per dare forma a un piacere fuori dagli schemi convenzionali.

Citazione

“Il CODIS non risolve i crimini: collega semplicemente le informazioni”.

– Monica Rockswold, esperta in biologia forense

Citazione

“Il CODIS non risolve i crimini: collega semplicemente le informazioni”.

– Monica Rockswold, esperta in biologia forense

Feticismo patologico e serial killer: il caso Gein

Il feticismo, quando sfocia nella devianza criminale, non riguarda semplicemente la ricerca di piacere sessuale. Diventa strumento di dominio, controllo e trasgressione. Tra i serial killer, Ed Gein rappresenta uno dei casi più emblematici di feticismo criminale. I suoi crimini non derivavano semplicemente da un’attrazione sessuale ma da un’ossessione patologica per il corpo femminile. La creazione di oggetti con pelle e parti anatomiche delle sue vittime indica una forma estrema di appropriazione simbolica. Il feticismo si manifesta come desiderio di possedere, modellare e interiorizzare l’identità del soggetto amato o idealizzato. Questo spostamento dall’attrazione alla violenza e alla manipolazione distingue Gein dai comportamenti feticisti “normali” o clinicamente tollerati.

Altri casi celebri

Nella letteratura criminologica, Ed Gein non è l’unico caso in cui un comportamento feticistico è portato all’estremo. Esistono, infatti, altri casi del Novecento che confermano come il feticismo possa trasformarsi in crimine.

Albert Fish, per esempio, combinava necrofilia e feticismo su parti del corpo dei bambini. John Wayne Gacy associava legava le sue pulsioni sessuali a maschere e costumi da clown. Non a caso è divenuto noto anche come il “killer clown”. Anche Richard Ramirez, il “Nightstalker killer”, mostrava comportamenti feticistici, legando la sua ossessione per le vittime a rituali di abuso e profanazione degli spazi privati. Tra i serial killer feticisti più noti, poi, c’è anche Jerry Brudos, soprannominato non a caso il “killer feticista delle scarpe”. Brudos uccise quattro donne alle quali talvolta taglio i piedi per appropriarsi delle calzature che indossavano.

In criminologia, queste manifestazioni evidenziano un principio chiave. Il feticismo patologico non è solo un interesse sessuale ma un meccanismo che può alimentare e strutturare il crimine. L’ossessione per oggetti, parti anatomiche o simboli specifici diventa spesso il punto di partenza di escalation violente, trasformando fantasie private in azioni reali con conseguenze drammatiche. In casi come quello di Gein, la linea tra attrazione, ossessione e crimine è sottile. Il feticismo funge da catalizzatore della violenza, rendendo la devianza più strutturata e simbolicamente significativa.

Condividi

Condividi

Continua a esplorare il lato oscuro

Cosa trasforma un essere umano in un mostro?

In questa sezione indago il lato oscuro della mente: psicologia criminale, devianze, motivazioni. Perché a volte il male si annida proprio dove non guardiamo.

Scopri analisi, curiosità e profili psicologici su Fiabe Noir – Storie di Mostri Moderni.