Tra il 1989 e il 1990 Aileen Wuornos uccise sette uomini. Oggi Netflix racconta la verità sulle sue vittime e sulla sua furia omicida.
Tra il 1989 e il 1990, Aileen Wuornos seminò morte lungo le strade della Florida, uccidendo sette uomini incontrati mentre faceva autostop. Le vittime di Aileen Wuornos – uomini comuni, padri, mariti, lavoratori – finirono nel mirino di una donna che dichiarò di aver agito per difendersi da violenze e abusi ma che presto rivelò una furia omicida inarrestabile. Ogni delitto seguiva lo stesso rituale: un incontro casuale, uno scambio di denaro o di favori, poi un colpo di pistola calibro .22 e la fuga con l’auto, gli oggetti o i soldi della vittima.
A distanza di trentacinque anni dall’ultimo omicidio, Netflix riapre il caso con il documentario Aileen: Storia di una Serial Killer, disponibile da oggi sulla piattaforma. Un racconto che restituisce umanità alle vittime e approfondisce la mente della donna che divenne uno dei volti più controversi del true crime americano. Dietro la leggenda della “serial killer della Florida”, ci sono sette vite spezzate troppo presto.
Il 30 novembre 1989, Aileen Wuornos uccise per la prima volta. Sparò a un uomo, nascose il suo corpo nel bosco coprendolo con un tappeto. Gli rubò la macchina che poi abbandonò dopo averla ripulita, i vestiti e tutti i soldi che aveva nel portafoglio. La vittima era Richard Mallory, 51 anni.
Alcuni giorni dopo l’omicidio, durante un giro di routine, una pattuglia della polizia si imbatté nell’auto abbandonata di Mallory. Numero di serie e di targa svelarono rapidamente l’identità del suo proprietario. I poliziotti notarono subito che la vettura era stata svuotata e che le impronte digitali erano state cancellate con cura. Inoltre, poco distante dalla macchina, trovarono anche un portafoglio con biglietti da visita e diverse carte di credito scadute, due bicchieri e una bottiglia di vodka.
I resti di Mallory furono ritrovati solo il 13 dicembre 1989, a circa otto chilometri dall’auto. A scoprire il corpo, quasi completamente nascosto da un grosso pezzo di moquette, furono degli uomini che cercavano rifiuti riciclabili in una piccola radura. Il 51enne era riverso a faccia in giù ed era totalmente vestito. Aveva, però, le tasche rovesciate, come se vi avessero frugato all’interno.
Il medico legale appurò che l’assassino avesse ucciso l’uomo sparandogli quattro colpi al petto con una pistola calibro .22. Mallory gestiva un negozio di riparazioni di elettrodomestici ma, a renderlo famoso tra amici e vicini, erano le sue frequentazioni con prostitute. Quando Aileen Wuornos venne arrestata, confessò l’omicidio e rivelò di essere stata violentata dalla vittima. In seguito, raccontò di aver ucciso perché aveva “capito” che Mallory l’avrebbe violentata. La sua versione su questo primo delitto è stata più volte modificata, rendendo così impossibile scoprire davvero quale sia stata la molla che ha fatto scattare in lei una furia omicida cieca e dirompente.
La seconda vittima di Aileen Wuornos fu David Spears, 43 anni. L’omicidio avvenne il 19 maggio 1990, a circa sei mesi fa quello di Mallory. Spears, un uomo grosso e con la voce profonda, era considerato da tutti un “bravo ragazzo”. Era un abitudinario e un lavoratore instancabile. Aveva tre figli e, dopo aver divorziato dalla moglie con la quale era stato vent’anni, aveva ripreso a frequentarla e stava valutando l’idea di risposarla. Per molti versi, l’uomo era agli antipodi di Mallory. Eppure, questo non bastò a salvargli la vita.
Spear, da quando si era separato dalla moglie, aveva l’abitudine di trascorrere ogni fine settimana a casa sua, nei pressi di Orlando, per stare con i figli. Il 19 maggio 1990 era un sabato mattina. Il 43enne salì a bordo del suo pick-up per andare a festeggiare il compleanno di una delle sue figlie e la sua laurea. Con sé, aveva una consistente somma di denaro che avrebbe dato alla figlia proprio come regalo per la laurea. Spears, però, non arrivò mai a casa dell’ex moglie. I suoi resti, completamente spogliati e in decomposizione, furono trovati il 1° giugno a più di 100 chilometri dalla sua destinazione.
Il corpo fu sottoposto ad autopsia. Così fu possibile scoprire che fosse stato colpito da nove proiettili calibro .22. Il veicolo della vittima, al pari di quello di Mallory, era stato derubato, ripulito e abbandonato.
Dopo il suo arresto, la Wuornos raccontò che Spears l’aveva caricata mentre faceva l’autostop a circa mezz’ora di macchina dal luogo in cui sua moglie e i suoi figli lo aspettavano per festeggiare. L’appuntamento, infatti, era alle 14. Disse che il “bravo ragazzo”, senza avvertire la moglie del suo ritardo, aveva guidato per più di cento chilometri oltre la sua destinazione, fino a raggiungere la zona boschiva di Homosassa.
Tra l’una e le due di notte, a circa nove ore dal momento in cui avrebbe dovuto incontrare la famiglia, aveva imboccato una stradina che portava a un’area deserta. Qui, avrebbero dovuto avere rapporti. La Wuornos raccontò che, dopo aver bevuto birra, Spears la invitò sul retro del pick-up. Lì, vide un tubo di piombo. E fu a quel punto che l’uomo divenne violento.
Affermò, allora, di essersi scaraventata fuori dal veicolo, di aver corso verso la portiera del passeggero e di aver recuperato la sua borsa. Poi, sparò a Spears mentre era ancora vicino al portellone del camioncino.
Il 43enne, ferito, tentò la fuga. Raggiunse il posto di guida nel disperato tentativo di mettersi in salvo dalla furia della donna che aveva caricato. Ma la Wuornos, come riferì alle autorità, gli sparò ancora dalla cabina del passeggero, fino a ucciderlo. Durante la sua confessione, disse di avergli sparato tre volte: una sul retro del pick-up, una mentre Spears provava rimettersi al volante e un’altra dopo che caduto a terra. In realtà, fece esplodere almeno altri sei colpi che ferirono la vittima quattro volte al petto e due alla schiena. Aveva praticamente scaricato del tutto il suo revolver calibro .22. Dopo aver derubato l’uomo di alcune centinaia di dollari e dei vestiti che credeva di poter rivendere, prese il veicolo e tornò a casa per scaricare la refurtiva. Poche ore più tardi, abbandonò il furgone in una stradina isolata.
Data la devozione di Spears nei confronti della famiglia e la sua affidabilità, la linea temporale ricostruita da Aileen Wuornos sul suo secondo omicidio non convinse mai a pieno gli inquirenti. Ma, ciò che accadde realmente, Aileen non lo rivelò mai.
Tra il primo e il secondo omicidio trascorsero sei mesi. Ma, per la terza delle sue vittime, Aileen Wuornos non attese così a lungo. Circa due settimane dopo aver ucciso David Spears, incontrò Charles Carskaddon a Tampa. Carskaddon era un operaio di 40 anni diretto in Florida per andare a prendere la fidanzata e fare ritorno con lei in Missouri, dove era stato assunto come operatore di una punzonatrice. Aveva entusiasmo e progetti per il futuro. Progetti che, però, non realizzò mai.
Aileen Wuornos uccise Carskaddon poche ore dopo averlo incontrato. Gli sparò a bruciapelo mentre si trovava sul sedile posteriore della sua Cadillac. Alla polizia, raccontò di aver perquisito l’auto e di aver trovato una pistola calibro .45. In questo modo, spiegò, aveva capito che l’operaio aveva intenzione di ucciderla. Allora, afferrò la sua calibro .22 e colpì l’uomo svariate volte. Fu allora, con il suo terzo omicidio, che la Wuornos ottenne ufficialmente l’etichetta di serial killer.
Anche stavolta, dopo aver compiuto il delitto, prese l’auto della sua vittima come trofeo, i suoi vestiti e la sua .45 e andò a casa da Ty. Un paio di giorni dopo l’omicidio, le due donne abbandonarono la Cadillac.
Peter Siems fu la quarta vittima di Aileen Wuornos. Morì appena sette giorni dopo Carskaddon. Segno evidente che l’escalation omicidiaria della Wuornos era ormai senza controllo.
Siems era un predicatore di 65 anni che guidava una Sunbird ricolma di Bibbie. Era in viaggio per raggiungere una carovana di Christ Is the Answer Crusade quando incontro la sua carnefice in una caffetteria vicino alla I-95, nei pressi di Bunnell.
A proposito del suo quarto omicidio, la Wuornos disse che salì sulla macchina di Siems, che lungo il tragitto si fermarono, si spogliarono ed ebbero rapporti su una coperta stesa per terra. Subito dopo, però, si rese conto che il predicatore aveva intenzione di violentarla. Allora gli sparò e lo uccise.
Subito dopo, abbandonò il suo corpo e saccheggiò la Sunbird. Poi, tornò a casa con l’auto, la parcheggiò sul retro del motel in cui alloggiava con Ty e la tenne con sé per settimane. Fu costretta, però, a separarsene il 4 luglio 1990 quando, dopo essersi messa alla guida ubriaca insieme a Ty, perse il controllo della vettura, finendo in un fossato vicino ad alcune case. Quando la polizia recuperò il veicolo, scoprì che era immatricolata a nome di Siems, la cui scomparsa era stata denunciata dalla famiglia. Il corpo di Siems non è mai stato ritrovato.
Dopo Siems, la furia di Aileen Wuornos si abbatté su Eugene “Troy” Burress, un 50enne che lavorava per un’azienda di salumi. Era un uomo come tanti, senza precedenti per comportamenti o vizi strani. Aveva una moglie, dei figli e dei nipoti. Il 30 luglio 1990, Burress non tornò a casa e non restituì il camion alla compagnia. Il veicolo venne ritrovato il giorno dopo la sua scomparsa, lungo il tragitto che avrebbe dovuto percorrere. Il corpo dell’uomo, invece, fu recuperato il 4 agosto. Si trovava a faccia in giù in una stradina isolata. Il suo assassino gli aveva sparato due volte.
Quando venne arrestata, la Wuornos disse che Burgess l’aveva caricata lungo la strada e si erano accordati per avere rapporti sessuali. Poco dopo, però, il camionista le avrebbe lanciato una banconota da dieci dollari, affermando che l’avrebbe violentata. Allora, lei gli aveva sparato: prima al petto e poi alla schiena mentre era già riverso a terra in fin di vita.
La notizia dell’omicidio devastò la famiglia Burress che stabilì una ricompensa per qualsiasi informazione utile potesse aiutare gli agenti a identificare e arrestare il colpevole.
Aileen Wuornos uccise la sesta delle sue vittime l’11 settembre 1990. Dick Humphreys, un ex agente e capo della polizia dell’Alabama che ormai lavorava come investigatore su casi di abusi su minori, scomparve improvvisamente. Quando una notte sparì senza avvisare che non sarebbe rincasato, la moglie cominciò a telefonare senza sosta a colleghi vecchi e nuovi.
Il 12 settembre, tuttavia, un gruppo di bambini che stavano andando in bicicletta in una zona isolata che costeggiava edifici residenziali, trovò il corpo dell’uomo. Humphreys era vestito, portava ancora la fece e l’orologio ma le sue tasche erano rovesciate. Il suo assassino gli aveva sparato sette volte.
L’esame autoptico rivelò che gli avevano sparato un colpo alla nuca a distanza ravvicinata. L’esame tossicologico, invece, non evidenziò tracce di droga o alcol. L’ex poliziotto, proprio come Burres, Siems o Spears, non aveva precedenti penali né nascondeva particolari perversioni.
L’ultima vittima di Aileen Wuornos fu Walter Jeno Antonio. Aveva 60 anni ed era camionista, guardia di sicurezza e membro riservista della polizia. Il 17 novembre 1990, pochi giorni prima della festa del Ringraziamento, Antonio caricò Aileen mentre faceva l’autostop. La Wuornos raccontò che si accordarono per fare sesso sul sedile posteriore della sua auto. Ma, dopo essersi spogliata, disse che l’uomo le aveva mostrato un tesserino della polizia e le aveva detto che l’avrebbe arrestata se non avesse avuto rapporti con lui gratuitamente. I due, allora, scesero dall’auto e discussero animatamente. Fu allora che la serial killer estrasse la calibro .22 e, dopo una breve lotta, sparò al 60enne alla schiena mentre tentava la fuga.
Dopo averlo ferito, Aileen sparò ad Antonio altre tre volte. Un proiettile lo colpì alla nuca, in stile esecuzione, proprio come aveva già fatto con Humphreys. Poi, gli rubò un anello d’oro con diamanti che gli era stato regalato dalla sua fidanzata e tornò a casa da Ty.
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