Lizzie Borden, icona immortale del true crime: il caso che sconvolse l’America

Scopri chi era Lizzie Borden, la donna accusata dei delitti del 1892: filastrocca famosa, biografia e processo storico negli USA.
Immagine originale: "Lizzie Borden 1890" via Wikimedia Commons, autore sconosciuto. Rilasciata nel pubblico dominio negli Stati Uniti. Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde).

La vera storia di Lizzie Borden, la giovane accusata dei delitti di Fall River, tra mito e realtà: dalla filastrocca macabra al processo.

Tempo di lettura 16 minuti

Lizzie Borden took an axe
And gave her mother forty whacks.
When she saw what she had done
She gave her father forty-one.

 

Lizzie Borden prese un’ascia
E diede alla madre quaranta colpi.
Quando vide cosa aveva fatto
Ne diede al padre quarantuno.

C’è una cantilena infantile che da più di un secolo risuona nei cortili americani: “Lizzie Borden took an axe and gave her mother forty whacks…”. Una filastrocca che trasforma in gioco per bambini una delle vicende più cruente della storia giudiziaria statunitense.

Il nome di Lizzie Borden, figlia di una rispettabile famiglia del Massachusetts, è diventato sinonimo di mistero, follia e violenza domestica. Il 4 agosto 1892, suo padre e la sua matrigna vennero massacrati a colpi d’ascia nella loro casa di Fall River. Lizzie fu accusata, processata e infine assolta ma non fu mai del tutto libera dal sospetto. La sua storia, sospesa tra cronaca e mito, continua a far interrogare psicologi, storici e narratori. Intanto, la sua figura si è lentamente trasformata in leggenda popolare che l’ha resa un’icona inquieta del true crime.

Lizzie Borden: la leggenda dietro una filastrocca macabra

Nata come una rima da corda per bambini, la filastrocca su Lizzie Borden è diventata il simbolo di un’America ossessionata da omicidi e sensazionalismo. “Lizzie Borden took an axe / And gave her mother forty whacks. / When she saw what she had done, / She gave her father forty-one”, recita la filastrocca. In realtà, le vittime subirono molte meno ferite: la matrigna fu colpita 18 o 19 volte mentre il padre Andrew 11. Eppure, è evidente che il potere evocativo dei versi ha superato i confini della verità.

La filastrocca nacque quasi certamente come espediente giornalistico. Era probabilmente un modo per vendere copie e scolpire nella memoria collettiva un caso che aveva sconvolto il Paese. La stampa trasformò la giovane donna di Fall River in un’ombra mitologica, una figura ambigua sospesa tra la condizione mostro e quella di martire.

Nel tempo, quelle parole scandite a ritmo di gioco si sono fatte portatrici di un doppio messaggio: la fascinazione morbosa per la violenza e la punizione simbolica inflitta a una donna che aveva osato violare l’immagine vittoriana di purezza e obbedienza.

Oggi, la filastrocca non è solo una curiosità del folklore americano ma una lente culturale. Racconta come l’immaginario collettivo scelga di ricordare le assassine, cancellando i contorni della realtà per costruire un mito di sangue.

Chi era Lizzie Borden prima del delitto

Lizzie Andrew Borden nacque il 19 luglio 1860 a Fall River, nel Massachusetts, in una casa semplice ma rispettabile. Sua madre, Sarah Anthony Morse Borden, morì quando Lizzie aveva appena due anni. La prematura scomparsa della donna lasciò sia in lei e che nella sorella maggiore Emma il vuoto affettivo di una perdita che avrebbe segnato la loro infanzia. Pochi anni dopo, il padre Andrew – uomo d’affari severo e parsimonioso – sposò Abby Durfee Gray, una donna che le due figlie non accettarono mai del tutto.

Lizzie crebbe in un ambiente rigidamente religioso, frequentando la Central Congregational Church e impegnandosi in attività di beneficenza. Da giovane, era molto coinvolta in attività legate alla sua chiesa. Insegnava, infatti, ai figli degli immigrati in America. Faceva anche parte di organizzazioni cristiane come la Christian Endeavor Società, presso la quale aveva svolto il ruolo di segretaria-tesoriere, e movimenti sociali contemporanei come la Women’s Christian Temperance Union. Era anche membro della Ladies Fruit and Flower Mission.  A Fall River, era conosciuta come una donna educata, riservata e devota ma anche orgogliosa e incline all’isolamento. Dietro le apparenze di rispettabilità si celava però un conflitto costante: il desiderio di emancipazione femminile contro il peso delle convenzioni vittoriane.

Quando, trentaduenne, si ritrovò ancora a vivere sotto l’autorità paterna, in una casa in cui la tensione familiare cresceva ogni giorno, la figura di Lizzie appariva già fragile e contraddittoria. Una donna stretta tra l’immagine perfetta che la società pretendeva e l’inquietudine di chi non trovava più posto nel proprio ruolo.

Citazione

“Il CODIS non risolve i crimini: collega semplicemente le informazioni”.

– Monica Rockswold, esperta in biologia forense

Citazione

“Il CODIS non risolve i crimini: collega semplicemente le informazioni”.

– Monica Rockswold, esperta in biologia forense

La famiglia Borden e le tensioni che precedettero la tragedia

All’esterno, la casa dei Borden a Fall River appariva come il riflesso della rispettabilità borghese di fine Ottocento. In realtà, tra le sue pareti regnava una tensione silenziosa. Andrew Jackson Borden, uomo d’affari che aveva costruito la sua fortuna nel settore immobiliare e finanziario, era noto per la sua estrema parsimonia. Rifiutava di installare l’acqua corrente e di trasferirsi in quartieri più moderni, nonostante la ricchezza accumulata. La sua austerità era motivo di risentimento per Lizzie ed Emma, che sognavano un tenore di vita più adeguato al loro status sociale.

La matrigna Abby, sposata con Andrew dal 1865, era vista dalle due figlie come un’intrusa interessata al patrimonio familiare. Le tensioni si acuirono quando il padre decise di donare una casa alla sorella della seconda moglie, alimentando sospetti e rancori.

Nei mesi che precedettero il duplice omicidio, il clima domestico si fece insostenibile: litigi, silenzi, diffidenza reciproca. Lizzie smise di rivolgere la parola alla matrigna e dormiva in una sezione separata della casa. Una domestica, dopo i delitti, raccontò che le sorelle Borden non mangiavano mai insieme al padre e alla matrigna. Quando la servitù cominciò a parlare di “un’aria pesante” nella casa, nessuno poteva immaginare che quell’invisibile veleno familiare stava per esplodere in un bagno di sangue.

Lizzie Borden e il mattino di sangue del 4 agosto 1892

Il 4 agosto 1892, sembrava una mattina come tante a Fall River, fatta eccezione per l’insolito caldo torrido che stava mettendo a dura prova la resistenza degli abitanti. In casa Borden, c’era tranquillità e silenzio. Andrew era uscito presto per le sue commissioni, Abby era rimasta al piano superiore, mentre la domestica Bridget Sullivan, reduce da un’intossicazione alimentare che aveva colpito tutti i membri della famiglia nei giorni precedenti, svolgeva le faccende domestiche. Lizzie, secondo la sua versione, aveva trascorso la mattinata in cucina e poi in giardino, intenta a cercare ferri da stiro.

Poco dopo le 11, tuttavia la quiete fu squarciata da un urlo. “Maggie, vieni giù! Scadi in fretta; papà è morto; qualcuno è entrato e lo ha ucciso”, aveva gridato Lizzie. Bridget, una giovane irlandese di 26 anni che le sorelle Borden voluto chiamare “Maggie” come una cameriera precedente, accorse e trovò Andrew Borden, 70 anni, riverso sul divano. Aveva il volto devastato da colpi d’ascia. La testa quasi irriconoscibile, il sangue rappreso sul pavimento. Lizzie disse che la matrigna era uscita a trovare un’amica ma, circa mezz’ora più tardi, il corpo di Abby, 64 anni, fu rinvenuto nella camera da letto, colpita brutalmente al cranio.

In casa, non c’erano segni d’effrazione né tracce di un aggressore esterno. Solo Lizzie e la domestica erano in casa. L’arma, una piccola accetta, fu trovata nel seminterrato. In poche ore, il sospetto ricadde proprio sulla figlia minore di Andrew Borden. Quella mattina d’estate, in una casa chiusa e ordinata, l’America scoprì il volto gelido del delitto domestico.

Approfondimento psicologico

Dietro ogni sequenza di DNA c’è una vita, una storia e un silenzio spezzato. il CODIS non è solo un database: è lo specchio freddo di quanta giustizia possa nascere da un frammento microscopico, un cuore che batte nell'ombra per restituire pace e verità.

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Dietro ogni sequenza di DNA c’è una vita, una storia e un silenzio spezzato. il CODIS non è solo un database: è lo specchio freddo di quanta giustizia possa nascere da un frammento microscopico, un cuore che batte nell'ombra per restituire pace e verità.

Il processo a Lizzie Borden: un’America divisa

L’arresto di Lizzie Borden e l’opinione pubblica in fermento

Il 11 agosto 1892, appena una settimana dopo il duplice omicidio, Lizzie Borden fu arrestata con l’accusa di aver ucciso il padre e la matrigna. L’arresto sconvolse la comunità di Fall River. Per molti era impensabile che una donna dell’alta società, rispettata e religiosa, potesse macchiarsi di un crimine tanto efferato. Altri, invece, vedevano nella calma imperturbabile di Lizzie il segno di una colpevolezza fredda e premeditata.

La stampa colse subito l’occasione per costruire un caso mediatico. I giornali di Boston e New York si divisero tra chi la descriveva come una vittima di pregiudizi e chi la ritraeva come una moderna Lady Macbeth. Il nome di Lizzie riempiva le prime pagine e il pubblico accorreva in tribunale per assistere all’udienza preliminare.

Le prove: vestiti bruciati, asce e contraddizioni

Il processo ruotò attorno a pochi elementi materiali ma densi di ambiguità. Gli investigatori trovarono nel seminterrato della casa un manico di ascia spezzato, compatibile con le ferite delle vittime. Tuttavia, l’arma appariva pulita, forse lavata.

Pochi giorni dopo l’arresto, Alice Russell, un’amica delle sorelle Borden, dichiarò di aver visto Lizzie bruciare un vestito macchiato, sostenendo che fosse rovinato dalla pittura. Per l’accusa, quello era il sangue delle vittime; per la difesa, una semplice coincidenza.

A complicare tutto, le testimonianze della domestica Bridget Sullivan. Disse di non aver sentito rumori né urla, nonostante i colpi mortali inferti a pochi metri di distanza. Le contraddizioni nei racconti di Lizzie – e il suo atteggiamento sereno, quasi distaccato – alimentarono sospetti ma non portarono certezze.

L’aula del tribunale e la forza dell’immagine

Il processo di Lizzie Borden si aprì il 5 giugno 1893 nella storica New Bedford Courthouse davanti a una giuria composta interamente da uomini. Alle udienze, parteciparono giornalisti e curiosi provenienti da tutto lo Stato. La difesa di Lizzie era guidata da un team di avvocati di grande prestigio, tra cui Andrew V. Jennings, Melvin O. Adams e l’ex governatore del Massachusetts George D. Robinson. Quest’ultimo, con il suo carisma e la sua eloquenza, conquistò l’attenzione dell’aula e divenne celebre per la sua capacità di rendere la difesa non solo efficace ma anche “simpatica” agli occhi del pubblico.

Il fulcro della strategia difensiva era costruire un’immagine di Lizzie come donna devota, educata, profondamente legata alla sorella Emma e incapace di compiere un atto di violenza così brutale. L’accusa, priva di testimoni oculari, tentò di ricostruire la dinamica degli omicidi basandosi su indizi, orari e comportamenti sospetti, ma ogni elemento era facilmente contestabile. L’aula era costantemente gremita. I cronisti annotavano ogni parola, ogni gesto, ogni sguardo. Il pubblicoosservava come se fosse un evento teatrale, sospeso tra curiosità e orrore.

Il momento più iconico arrivò quando Lizzie svenne alla vista del teschio del padre, esposto come prova in aula. La scena suscitò un impatto emotivo enorme. Per molti testimoni e giornalisti, quel gesto sembrava confermare l’innocenzadi Lizzie mentre altri lo interpretarono come una possibile recita studiata a tavolino. L’abilità della difesa nel trasformare le emozioni e l’immagine della giovane donna in un potente argomento legale rimane uno degli aspetti più studiati e ricordati del caso.

Il verdetto e l’eredità del caso

Il 20 giugno 1893, dopo poco più di un’ora di deliberazione, la giuria dichiarò Lizzie Borden non colpevole dei duplice omicidio del padre e della matrigna. La decisione fu influenzata dall’assenza di prove dirette: nessuno aveva assistito agli omicidi, la cosiddetto “arma del delitto” non era mai stata identificata con certezza e gran parte delle circostanze erano basate su deduzioni e testimonianze contraddittorie. Inoltre, il contesto culturale dell’epoca giocò un ruolo fondamentale. Era difficile per la società dell’Ottocento concepire una donna, educata e proveniente da una famiglia rispettabile, come colpevole di un atto così brutale. La combinazione di questi fattori permise alla difesa di costruire un’immagine di Lizzie come vittima della circostanza e dell’eccessiva attenzione mediatica.

Appena uscita dal tribunale, tuttavia, Lizzie tornò libera ma non più innocente agli occhi della società. I giornali che prima la difendevano cominciarono a insinuare nuovi sospetti, enfatizzando dettagli del passato e della vita quotidiana che alimentavano il mistero. La sua casa di Fall River divenne simbolo di inquietudine e fascinazione morbosa. Così, mentre la giustizia americana sanciva legalmente la sua innocenza, la cultura popolare e il folklore scrivevano una narrazione parallela. Lizzie Borden rimase nell’immaginario collettivo come la donna colpevole di un crimine immortale, un’icona del true crime e della psiche oscura della società americana.

Dopo il verdetto: la solitudine di Lizzie Borden

Dopo l’assoluzione del 20 giugno 1893, Lizzie Borden rimase a Fall River, Massachusetts, ma la sua vita non fu più la stessa. Nonostante non fosse stata condannata, la società locale la ostracizzò. I vicini evitavano contatti, amici storici si allontanarono e il sospetto continuò a pesare sulla sua immagine. La famiglia, pur formalmente vicina, non riuscì a ricostruire i legami interrotti.

Le Borden, allora, decisero di acquistare una nuova residenza nella zona più prestigiosa della città, “The Hill”, chiamata Maplecroft, dotata di personale di servizio e comfort moderni. Lizzie, però, non cercò mai di reintegrarsi nella società locale. Continuò a condurre una vita ritirata, dedicandosi ad attività culturali e artistiche, come la frequentazione di teatri e spettacoli. Assunse sempre un ruolo di osservatrice esterna più che come protagonista sociale. Gli eventi pubblici o le visite di amici erano limitati e ogni nuova notizia sul suo conto – come l’accusa di taccheggio nel 1897 – riapriva vecchie ferite e confermava la diffidenza degli altri verso di lei.

Nel 1905, Lizzie dovette dire addio anche alla sorella maggiore. Emma, che fino a quel momento aveva vissuto a Maplecroft, si distaccò definitivamente dopo un litigio relativo a una festa privata, lasciando Lizzie ancora più isolata.

Con il trascorrere del tempo, la salute di Lizzie cominciò a declinare. Subì l’asportazione della cistifellea e, negli ultimi mesi di vita, fu colpita da una polmonite che la portò alla morte il 1° giugno 1927, all’età di 66 anni. Emma morì nove giorni dopo, in una casa di cura a Newmarket, New Hampshire. Entrambe furono sepolte nel cimitero di Oak Grove a Fall River, accanto ai genitori. L’eredità materiale di Lizzie comprendeva donazioni a enti di beneficenza locali e lasciti a familiari e amici stretti. La sua storia, invece, continuò a vivere nella memoria collettiva come simbolo di mistero, controversia e isolamento post-verdetto.

Lizzie Borden, colpevole o vittima del suo tempo?

La figura di Lizzie Borden continua a essere oggetto di dibattito e speculazione, alimentando teorie contraddittorie tra studiosi, giornalisti e appassionati di true crime. Nonostante la sua assoluzione, alcuni autori ipotizzano che la giovane donna possa aver agito in uno stato di dissociazione o fughe psicologiche. Altri sostengono che il crimine fosse pianificato e motivato da tensioni familiari e questioni patrimoniali. La mancanza di prove concrete, la rapidità del verdetto e l’assenza di un’altra persona accusata hanno contribuito a mantenere il mistero intorno al suo ruolo.

Dal punto di vista psicologico, la storia di Lizzie riflette anche le aspettative sociali dell’epoca. Una donna rispettabile, di buona famiglia e attiva in organizzazioni religiose e filantropiche, difficilmente poteva essere immaginata come assassina. L’opinione pubblica americana dell’Ottocento era divisa, tra chi vedeva in lei una vittima del pregiudizio digenere e chi sospettava della sua freddezza e capacità di calcolo. La sua vita successiva, segnata dall’isolamento e dall’ostracismo, rafforzò l’aura di solitudine e ambiguità morale attorno alla sua figura.

La cultura popolare ha ulteriormente trasformato Lizzie in un simbolo, spesso enfatizzando la filastrocca macabra e il mito della donna che sfida le regole sociali. Film, libri e spettacoli teatrali hanno contribuito a rendere immortale la sua storia, alimentando un interesse che travalica i confini della cronaca nera storica. L’analisi contemporanea tende a guardare a Lizzie Borden come a un personaggio complesso, la cui vicenda intreccia delitto, gossip, condizionamenti culturali e psicologia individuale. Che sia stata realmente colpevole o una vittima del suo tempo, il fascino della sua storia risiede nella capacità di far riflettere su giustizia, genere e memoria collettiva, ancora oggi.

Lizzie Borden: protagonista della nuova stagione di Monster su Netflix

Lizzie Borden continuerà a catturare l’attenzione del pubblico anche sullo schermo. Sarà infatti la protagonista della quarta stagione di Monster, la serie true crime di Netflix, da poco tornata a far discutere con la sua terza stagione dedicata a Ed Gein.

L’uscita è prevista per il prossimo anno, probabilmente in autunno, e promette di esplorare il suo caso sotto una lente drammatica e certamente emotiva, ma difficilmente accurata da un punto di vista storico. È certo, tuttavia, che verranno combinata ricostruzioni degli eventi con l’analisi psicologica del personaggio. L’adattamento televisivo offrirà al pubblico un’immersione nel mito e nella realtà della giovane donna accusata dei delitti di Fall River, ripercorrendo la controversa indagine, il processo e le implicazioni sociali della sua vicenda.

Questa scelta conferma l’interesse duraturo per Lizzie Borden nella cultura pop, dove la linea tra leggenda e realtà continua a stimolare curiosità, riflessione e dibattito tra storici, criminologi e appassionati di true crime. Anche chi conosce già la storia potrà scoprire nuovi dettagli e interpretazioni, consolidando il fascino immortale di una vicenda che, a oltre un secolo di distanza, resta uno dei casi più discussi della cronaca americana.

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