Nato sotto una cattiva stella: l’esecuzione controversa di Brandon Bernard

Foto di Brandon Bernard, giustiziato nel 2020 dopo essere stato condannato a morte a 18 anni.
Mugshot del detenuto federale Brandon Bernard. Fonte: Wikimedia Commons – Licenza CC BY 4.0
Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde).

Dal crimine giovanile alla controversa esecuzione: il caso giudiziario di Brandon Bernard, condannato a morte e giustiziato nel 2020.

Tempo di lettura 15 minuti

In una fredda notte di dicembre 2020, Brandon Bernard venne giustiziato nel penitenziario federale di Terre Haute, nello Stato dell’Indiana. Era stato condannato nel 1999, all’età di 18 anni, per un duplice omicidio.

Quella di Bernard poteva essere una storia di rinascita, riscatto e redenzione. C’era una volta, un ragazzo afroamericano di 18 anni che, dopo aver trascorso l’adolescenza in un quartiere degradato e ostaggio delle gang, era riuscito a prendere in mano le redini della sua vita e rivoluzionare il suo destino… Ma non fu così. Il ragazzo venne inghiottito dal degrado e dalla violenza che lo circondava. Presto, entrò in una banda di teppisti e tolse la vita a due persone.

Dall’omicidio alla cattura, dalla condanna alla pena di morte al pentimento per il crimine commesso: questa è la storia di Brandon Bernard.

Brandon Bernard: infanzia e adolescenza

Brandon Anthony Micah Bernard era nato il 3 luglio 1980 a San Antonio, in Texas. Sua madre era Thelma Louise Johnson, un’infermiera dell’esercito americano, mentre suo padre era Kenneth Richmond Bernard. La coppia, dopo Brandon, aveva avuto altri due figli.

Quando Brandon era ancora piccolo, la famiglia Bernard lasciò il Texas per andare in Alaska a causa del trasferimento di Thelma Louise. Dal 1982 alla fine del 1984, vissero infatti a Fairbanks. Successivamente, tornarono in Texas, stabilendosi in un quartiere di Killeen particolarmente degradato e con un alto tasso di criminalità.

L’infanzia del primogenito dei Bernard fu particolarmente turbolenta a causa delle continue liti tra i genitori. La situazione degenerò nel settembre 1992. Un giorno, suo padre Kenneth che aveva problemi di dipendenza si era scagliato contro la moglie e l’aveva colpita al volto con una mazza. La coppia divorziò un anno dopo, nel 1993.

Con la separazione dei genitori, la vita di Brandon avrebbe potuto riequilibrarsi. Ma il destino pareva avere altri progetti. Nel 1994, infatti, Thelma Louise accolse in casa un nipote, Melsimeon Pollock. Pochi mesi dopo l’arrivo del ragazzo, a partire dall’inizio del 1995, Bernard cominciò a svaligiare abitazioni insieme al cugino Pollock e compiere atti di vandalismo. Con il trascorrere del tempo, il comportamento criminale e ribelle di Brandon divenne sempre più difficile da gestire per la madre. I suoi genitori, quindi, iniziarono a spedirlo l’uno a casa dell’altro ogni volta che la situazione si faceva insostenibile. Brandon veniva periodicamente spostato da un appartamento all’altro, cambiando di conseguenza scuola molto spesso. Sempre nel 1995, inoltre, trascorse cinque mesi in un centro di detenzione minorile a Brownwood, in Texas.

Il crimine come unica opzione

Nonostante la tendenza a compiere crimini, Bernard tentò più volte di dare una sterzata alla sua vita. Nel 1996, cercò un lavoro ma non riuscì a ottenere nessun impiego. Un anno dopo, nel 1997, si iscrisse alla Killeen High School e frequentò il primo anno con voti discreti e una buona frequenza alle lezioni. Nell’estate 1998, poi, presentò domanda per entrare nell’esercito degli Stati Uniti ma la sua richiesta venne respinta a causa dei suoi reati minorili.

La strada di Brandon Bernard sembrava ormai segnata. Per quanti sforzi facesse, non riusciva a lasciarsi alle spalle gli errori giovanili. I suoi genitori non erano riusciti a tenerlo lontano dalla strada né a correggere il suo comportamento criminale prima che fosse troppo tardi. Sentendosi messo all’angolo e convinto di non avere altre opzioni a disposizione, imboccò la via che lo avrebbe portato alla distruzione. Intensificò i suoi rapporti con la gang di quartiere nota come 212 Piru Bloods, ne divenne membro e ricominciò a delinquere.

21 giugno 1999: l’inizio della fine

Insieme ai 212 Puri Bloods, Bernard compì svariati furti e atti di vandalismo. La situazione, tuttavia, degenerò in modo irreparabile il 21 giugno 1999.

Quel 21 giugno, il clima era caldo e torrido a Killeen. L’aria era appiccicosa e pareva quasi di essere sul punto di soffocare. I coniugi Todd e Stacie Bagley, entrambi pastori evangelici, pensavano di trascorrere insieme un pomeriggio tranquillo svolgendo commissioni quando vennero accerchiati da un gruppo di cinque giovani. Brandon Bernard, 18 anni; Christopher Andre Vialva, 19 anni; Terry Terrell Brown, 17 anni; Christopher Michael Lewis, 17 anni, e Tony Sparks, 16 anni, si avvicinarono ai Bagley chiedendo loro un passaggio in una stazione di servizio. Ma, in realtà, i ragazzi avevano intenzione di derubarli. Stavano facendo carjacking su un terreno dell’esercito americano vicino a Fort Hood quando avevano visto la giovane coppia e avevano deciso di approfittarne.

Quando i due pastori avevano accettato la richiesta e avevano abbassato la guardia, il 19enne Vialva aveva estratto una pistola e li aveva costretti a entrare nel bagagliaio dell’auto. I pastori rimasero nel bagagliaio per diverse ore. Ore durante le quali il gruppo guidò a lungo. Mentre era rinchiusa, la coppia tentò inutilmente di far ragionare con i ragazzi. Cercò di convincerli a redimersi e a risparmiare le loro vite provando ad accogliere Gesù nei loro cuori. Ogni sforzo di Todd e Stacie, però, si rivelò vano.

Rapimento, omicidio Bagley e incendio d’auto: il ruolo di Brandon Bernard

I cinque ragazzi derubarono i Bagley usando i loro bancomat. Rubarono contanti, gioielli e impegnarono la fede nuziale della donna. Quando ritennero di aver ottenuto il massimo guadagno possibile dal rapimento della coppia, fermarono l’auto nei pressi dell’area ricreativa di Belton Lake, a Fort Hood, e la cosparsero di benzina mentre Todd e Stacie cantavano Jesus Loves Me. A quel punto, Vialva aprì il bagagliaio e sparò a marito e moglie. Entrambi vennero colpiti alla testa. Subito dopo, Bernard appiccò il fuoco.

Dopo aver dato il veicolo alle fiamme, il gruppo corse giù per la colina per raggiungere la macchina di Bernard. Quando arrivarono nel punto in cui era stata parcheggiata, si scoprì che l’auto era scivolata fuori strada e si era impantanata in un fosso pieno di fango. Gli adolescenti tentarono di recuperare l’auto proprio mentre i primi soccorsi stavano raggiungendo il luogo in cui avevano ucciso i Bagley. Alcuni passanti, infatti, avevano segnalato un incendio.

Approfondimento psicologico

Il caso di Bernard mette in luce la psicologia della giovanile vulnerabilità e la possibile riformabilità. A 18 anni il cervello non è completamente sviluppato, l’impulsività prevale e la capacità decisionale è limitata. Si tratta di elementi che dovrebbero influenzare la gravità della pena, specialmente in situazioni estreme come questa.

I vigili del fuoco spensero il rogo in poco tempo e, dopo aver messo in sicurezza l’area, controllarono la vettura. Mai avrebbero immaginato di trovarsi dinanzi a un crimine orribile. Nel momento in cui aprirono il bagagliaio, infatti, trovarono i corpi senza vita e semicarbonizzati di due persone.

Bernard, Vialva, Brown, Lewis e Sparks che, durante le manovre di soccorso erano ancora in zona alle prese con l’auto bloccata nel fosso, vennero notati dai vigili. Considerati sospetti, furono arrestati.

Rapimento, omicidio Bagley e incendio d’auto: il ruolo di Brandon Bernard

I cinque ragazzi derubarono i Bagley usando i loro bancomat. Rubarono contanti, gioielli e impegnarono la fede nuziale della donna. Quando ritennero di aver ottenuto il massimo guadagno possibile dal rapimento della coppia, fermarono l’auto nei pressi dell’area ricreativa di Belton Lake, a Fort Hood, e la cosparsero di benzina mentre Todd e Stacie cantavano Jesus Loves Me. A quel punto, Vialva aprì il bagagliaio e sparò a marito e moglie. Entrambi vennero colpiti alla testa. Subito dopo, Bernard appiccò il fuoco.

Approfondimento psicologico

Il caso di Bernard mette in luce la psicologia della giovanile vulnerabilità e la possibile riformabilità. A 18 anni il cervello non è completamente sviluppato, l’impulsività prevale e la capacità decisionale è limitata. Si tratta di elementi che dovrebbero influenzare la gravità della pena, specialmente in situazioni estreme come questa.

Dopo aver dato il veicolo alle fiamme, il gruppo corse giù per la colina per raggiungere la macchina di Bernard. Quando arrivarono nel punto in cui era stata parcheggiata, si scoprì che l’auto era scivolata fuori strada e si era impantanata in un fosso pieno di fango. Gli adolescenti tentarono di recuperare l’auto proprio mentre i primi soccorsi stavano raggiungendo il luogo in cui avevano ucciso i Bagley. Alcuni passanti, infatti, avevano segnalato un incendio.

I vigili del fuoco spensero il rogo in poco tempo e, dopo aver messo in sicurezza l’area, controllarono la vettura. Mai avrebbero immaginato di trovarsi dinanzi a un crimine orribile. Nel momento in cui aprirono il bagagliaio, infatti, trovarono i corpi senza vita e semicarbonizzati di due persone.

Bernard, Vialva, Brown, Lewis e Sparks che, durante le manovre di soccorso erano ancora in zona alle prese con l’auto bloccata nel fosso, vennero notati dai vigili. Considerati sospetti, furono arrestati.

Rapimento, omicidio Bagley e incendio d’auto: il ruolo di Brandon Bernard

I cinque ragazzi derubarono i Bagley usando i loro bancomat. Rubarono contanti, gioielli e impegnarono la fede nuziale della donna. Quando ritennero di aver ottenuto il massimo guadagno possibile dal rapimento della coppia, fermarono l’auto nei pressi dell’area ricreativa di Belton Lake, a Fort Hood, e la cosparsero di benzina mentre Todd e Stacie cantavano Jesus Loves Me. A quel punto, Vialva aprì il bagagliaio e sparò a marito e moglie. Entrambi vennero colpiti alla testa. Subito dopo, Bernard appiccò il fuoco.

Dopo aver dato il veicolo alle fiamme, il gruppo corse giù per la colina per raggiungere la macchina di Bernard. Quando arrivarono nel punto in cui era stata parcheggiata, si scoprì che l’auto era scivolata fuori strada e si era impantanata in un fosso pieno di fango. Gli adolescenti tentarono di recuperare l’auto proprio mentre i primi soccorsi stavano raggiungendo il luogo in cui avevano ucciso i Bagley. Alcuni passanti, infatti, avevano segnalato un incendio.

I vigili del fuoco spensero il rogo in poco tempo e, dopo aver messo in sicurezza l’area, controllarono la vettura. Mai avrebbero immaginato di trovarsi dinanzi a un crimine orribile. Nel momento in cui aprirono il bagagliaio, infatti, trovarono i corpi senza vita e semicarbonizzati di due persone.

Bernard, Vialva, Brown, Lewis e Sparks che, durante le manovre di soccorso erano ancora in zona alle prese con l’auto bloccata nel fosso, vennero notati dai vigili. Considerati sospetti, furono arrestati.

Approfondimento psicologico

Il caso di Bernard mette in luce la psicologia della giovanile vulnerabilità e la possibile riformabilità. A 18 anni il cervello non è completamente sviluppato, l’impulsività prevale e la capacità decisionale è limitata. Si tratta di elementi che dovrebbero influenzare la gravità della pena, specialmente in situazioni estreme come questa.

Arresto e processo di Brandon Bernard

I corpi di Todd e Stacey Bagley vennero sottoposti ad autopsia per accertare le cause della morte in vista del processo. L’esame constatò che Todd fosse morto sul colpo quando Vialva gli aveva sparato alla testa. La causa esatta della morte di Stacey, invece, venne considerata dubbia e fu contestata.

La relazione finale di un’autopsia richiesta dall’accusa e presentata durante il processo di Bernard asseriva che la vittima fosse deceduta dopo che Bernard aveva appiccato l’incendio per inalazione di fumo. Il medico legale della contea di Galveston, tuttavia, aveva una diversa opinione. Era certo, infatti, che la donna fosse morta per la ferita da arma da fuoco e, quindi, prima dell’incendio.

Il processo contro Brandon Bernard cominciò nel 2000, un anno dopo i delitti. Dato che l’omicidio aveva avuto luogo a Fort Hood, un’area militare di competenza dell’esercito degli Stati Uniti, il procedimento venne organizzato in un tribunale federale invece che in un tribunale statale.

In aula, Bernard dovette rispondere alle accuse di furto d’auto, cospirazione per commettere un omicidio e due capi d’accusa di omicidio di primo grado. Alla sbarra, si dichiarò profondamente pentito del crimine che aveva compiuto: chiese perdono alle vittime e ai loro familiari.

Giudicato colpevole per ogni imputazione, il 13 giugno 2000 venne condannato alla pena di morte.

Processo e condanna degli altri membri della gang

Anche gli altri quattro membri del gruppo dovettero affrontare un processo. Christopher Vialva venne ritenuto colpevole per gli stessi capi di accusa di Bernard e, allo stesso modo, venne condannato a morte. Venne giustiziato il 24 settembre 2020. La sera prima dell’esecuzione, come ultimo pasto, chiese di mangiare del cibo ordinato da Pizza Hut.

Terry Brown e Christopher Lewis, durante il processo, testimoniarono contro Bernard e Vialva e si dichiararono colpevoli di omicidio di secondo grado. Sono stati condannati entrambi a vent’anni di carcere. Brown è stato rilasciato il 6 gennaio 2020 mentre Lewis è uscito di prigione il 23 giugno 2017.

Tony Sparks, invece, era stato inizialmente condannato all’ergastolo senza libertà vigilata ma, nel 2018, la sentenza venne successivamente ridotta a 35 anni di carcere seguiti da 5 anni di libertà vigilata. Il rilascio è previsto per l’8 giugno 2030.

Infine, venne perseguito anche un altro ragazzino, Gregory Hardin Lynch, 15 anni, responsabile di aver fornito al gruppo l’arma del delitto. Il 15enne si dichiarò colpevole per possesso di arma da fuoco rubata. Venne condannato a scontare 5 anni di carcere. In prigione, commise altri reati, estendendo la sua pena. Fu rilasciato il 16 dicembre 2008.

Proteste contro la pena di morte per Brandon Bernard

Sia Bernard che Vialva vennero processati come adulti. Le condanne a morte vennero duramente contestate da buona parte della popolazione. In entrambi i casi, poi, la presenza di una giuria esclusivamente bianca che doveva stabilire la sorte di imputati neri fece esplodere le polemiche e si parlò a lungo di razzismo istituzionale.

Nel corso degli anni che seguirono la sentenza di Bernard, molte figure pubbliche e giudiziarie si opposero all’esecuzione. È il caso, ad esempio, di:

  • Kim Kardashian, che chiese la commutazione della pena in ergastolo;
  • Cinque giurati coinvolti durante il processo che, in seguito, dissero di avere riserve e chiesero che la condanna venisse ridotta;
  • Angela Moore, l’ex procuratrice che difese la sentenza di morte si pentì in un secondo momento e chiese di salvare Bernard;
  • La Corte Suprema, che respinse l’ultimo appello la notte prima dell’esecuzione per via di tre dissidenti.

Esaurita la sospensione della pena di morte in tutti gli Stati Uniti introdotta nel 2016, il procuratore generale ordinò la ripresa delle esecuzioni federali nel 2019. Fu a quel punto che Bernard conobbe la data della sua morte. Dopo essere stato condannato a 18 anni e aver trascorso 20 anni in prigione da detenuto modello, doveva prepararsi ad affrontare la sua stessa esecuzione.

Brandon Bernard giustiziato il 10 dicembre 2010

Il 10 dicembre 2020, Brandon Bernard è stato giustiziato con iniezione letale a base di pentobarbital al penitenziario degli Stati Uniti a Terra Haute, nello Stato dell’Indiana. Venne dichiarato morto alle 21:27. Per il suo ultimo pasto, chiese una pizza amanti della carne e un brownie.

Prima di morire, chiese ancora una volta perdono alla coppia che aveva ucciso.

Protagonista dei suoi ultimi momenti fu un mix di rimorso, pacatezza e tributo alla famiglia, espresso attraverso un silenzio carico di significato. Il giorno dopo l’esecuzione, la madre di Todd Bagley, Georgia Bagley, parlò di un senso di chiusura e perdono.

Citazione

“Mi dispiace. È l’unica cosa che io possa dire e che sia in grado di esprimere come mi sento ora e come mi sono sentito quel giorno”.

– Brandon Bernard, ultime parole prima dell'esecuzione

Brandon Bernard giustiziato il 10 dicembre 2010

Il 10 dicembre 2020, Brandon Bernard è stato giustiziato con iniezione letale a base di pentobarbital al penitenziario degli Stati Uniti a Terra Haute, nello Stato dell’Indiana. Venne dichiarato morto alle 21:27. Per il suo ultimo pasto, chiese una pizza amanti della carne e un brownie.

Prima di morire, chiese ancora una volta perdono alla coppia che aveva ucciso. “Mi dispiace. È l’unica cosa che io possa dire e che sia in grado di esprimere come mi sento ora e come mi sono sentito quel giorno”, furono queste le ultime parole di Bernard.

Protagonista dei suoi ultimi momenti fu un mix di rimorso, pacatezza e tributo alla famiglia, espresso attraverso un silenzio carico di significato. Il giorno dopo l’esecuzione, la madre di Todd Bagley, Georgia Bagley, parlò di un senso di chiusura e perdono.

Citazione

“Mi dispiace. È l’unica cosa che io possa dire e che sia in grado di esprimere come mi sento ora e come mi sono sentito quel giorno”.

– Brandon Bernard, ultime parole prima dell'esecuzione

Esecuzioni federali nel 2020: il ritorno della pena di morte e le critiche al sistema

Nel 2020 il Dipartimento di Giustizia riprese l’uso della pena di morte federale dopo 17 anni di sospensione. Dieci esecuzioni si verificarono tra luglio e dicembre, un numero mai visto dal 1896. L’esecuzione di Bernard, la prima di una lunga lista durante il periodo di transizione tra due presidenti (Trump, all’epoca, si accingeva a lasciare la Casa Bianca per cedere il posto a Biden), fu percepita come strumentale e controversa.

Organizzazioni per i diritti umani, giornalisti e politici denunciarono l’irregolarità e la fretta ingiustificata dell’esecuzione. Alcuni giornali, soprannominarono Trump il “giustiziere più prolifico dell’ultimo secolo”.

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