Incel: dal "celibe involontario" alla subcultura dell'odio

Giovane uomo solo in ambiente scuro, metafora della solitudine e rabbia degli incel.

Foto di Milan Bosancic su Unsplash. Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde).

Una sottocultura inquietante nata online tra solitudine, rancore verso le donne e violenza. Chi sono davvero gli incel e come nasce il fenomeno?

Tempo di lettura 10 minuti

L’esplosione di incel e manosfera – evidenziata anche dalla serie Netflix Adolescence – ha portato alla ribalta un mondo di solitudine e rabbia repressa, nato in internet. Il termine incel (dall’inglese involuntary celibate, “celibe involontario”) fu coniato negli anni Novanta per indicare chi, di qualunque genere, si sentiva solo e incapace di avere relazioni.

In origine, l’espressione indicava un progetto di supporto inclusivo (“Alana’s Involuntary Celibacy Project”, creato nel 1993 da una studentessa canadese) ma, con il tempo, la community ha subito una svolta oscura: si è trasformata in una sottocultura in cui abbondano ideologia misogina, vittimismo e talvolta violenza. Il fenomeno è esploso nell’era dei forum e dei social, intrecciandosi con movimenti come i Men’s Rights Activists e i pickup artist, nell’ampia galassia detta manosfera.

Nel nuovo contesto globale il mondo incel è giunto all’attenzione del grande pubblico – anche grazie alla serie Adolescence, che ha reso popolare la parola tra il pubblico italiano – come emblema estremo di una rabbia maschile nichilista e misogina.

Origine del termine “incel” e il significato originario

Il termine incel deriva dall’inglese involuntary celibate (celibe involontario) ed è nato online alla fine del XX secolo. È stato coniato da una studentessa di Ottawa nel 1993, che per rispetto dell’anonimato si firmava “Alana”. Il suo scopo era creare una comunità di sostegno per chi, come lei, si sentiva solo e senza relazioni amorose: il sito “Alana’s Involuntary Celibacy Project” offriva uno spazio per condividere le proprie frustrazioni sentimentali. L’acronimo incel nacque abbreviando “involuntary celibate” (prima “invcel”, poi “incel”). In questo primo periodo il concetto non era discriminante: indicava “chiunque, di qualsiasi genere, si sentisse solo” e fosse in cerca di consigli. Alana stessa, in occasione di una recete intervista, ha ricordato che inizialmente il sito era popolato da persone di ogni orientamento sessuale, non vi erano odio o misoginia.

“La parola ‘incel’ fu inventata più di vent’anni fa per creare una community inclusiva”, ha raccontato Alana. Lei sperava di offrire supporto a chi – per timidezza, problemi di salute, o altre difficoltà – “non avesse mai avuto rapporti sessuali oppure non avesse una relazione sentimentale da molto tempo”. Il sito conteneva post di auto-aiuto e riflessioni sul sentirsi emarginati, non solo da parte degli uomini ma di chiunque fosse “celibe involontario” per circostanze sociali o psicologiche. L’iniziativa di Alana, però, venne a un certo punto abbandonata: quando lei lasciò il progetto, a partire dagli anni 2000, l’eredità dell’idea fu gestida ad altri e gli incel divennero gradualmente un gruppo prevalentemente maschile.

L’evoluzione storica della subcultura incel: forum e teorie

Con il nuovo millennio il “marchio” incel si è dissociato dal progetto sociale di Alana. Online, la comunità è confluita in piattaforme più ampie: su diversi forum o su Reddit, gruppi di auto-aiuto iniziarono a prendere toni sempre più radicali. In parallelo nascevano altri movimenti (MRA, PUA, MGTOW) spesso accomunati da un forte antifemminismo. Nel gergo della manosfera si parla di “prendere la pillola rossa” (redpill) per indicare il “risveglio” necessario per comprendere che il femminismo ha tolto agli uomini il potere sociale. L’idea si ispira al film Matrix.

Nel secondo decennio del nuovo millennio, il fenomeno incel è cresciuto soprattutto sui social e nei forum chiusi. La cultura incel si è diffusa in incognito soprattutto su spazi come Reddit (fino al divieto di r/incels nel 2017) e vari siti di nicchia. Anche in Italia esistono forum dedicati all’argomento. In queste community, gli incel condividono credenze comuni come:

  • La teoria dell’80-20, secondo cui solo il 20% degli uomini attrae l’80% delle donne;
  • La convinzione che le donne siano “geneticamente obbligate” a cercare il maschio alfa;
  • L’idea della hipergamia ossia il concetto pseudoscientifico che le donne “ipergamano”, desiderano partner di “livello superiore” da un punto di vista genetico o sociale.

Ogni elemento di questo “gergo” nasce per giustificare l’idea che il loro stato di celibato dipenda non da loro, bensì da un sistema sociale ingiusto che favorirebbe solo uomini belli, ricchi e prevaricatori.

L’assenza di empatia

Nel tempo, il fenomeno incel ha perso ogni formadi empatia: il dialogo si è trasformato spesso in un coro di odio verso le donne (definite “NP” o “non persone” nei forum) e di teorie cospirative. Il passaggio da vittimismo a fantasie violente è documentato dagli stessi incel. A volte, si invocano persino stermini di massa (nel gergo “fare un ER”, cioè un attacco alla Elliot Rodger).

Di fatto, le manifestazioni più visibili della radicalizzazione incel sono arrivate proprio attraverso atti violenti o messaggi d’odio. Alcuni studiosi sottolineano come l’incel sia ormai considerato un estremista misogino, parte di una rete più ampia di suprematismo maschile su cui vigilano enti come l’SPLC (Southern Poverty Law Center).

Incel: meccanismi alla radice della solitudine

Quando si parla di fenomeno incel, esistono diversi meccanismi alla base della solitudine e della frustrazione amorosa che possono degenerare in sentimenti di rabbia e odio verso le donne. Alcuni di questi meccanismi sono:

  • Vittimismo estremo e ipergamia: gli incel si percepiscono come vittime di un “mercato sessuale” rigidamente gerarchico. Credono che le donne pratichino ipergamia, scegliendo solo gli “uomini alfa”, e che per loro non resti spazio. Questo sentimento di colpa esterna (“non è colpa nostra, sono loro”) alimenta una frustrazione costante, trasmessa anche nei forum con slogan come “si odia ciò che non si riesce ad avere”;
  • Autostima e distorsioni cognitive: studi clinici segnalano che molti incel hanno un’autostima molto bassa e una visione temporale focalizzata sul presente. Questo significa cercare ricompense immediate senza pianificare il futuro. La scarsa capacità di rimandare la gratificazione è spesso associata a comportamenti impulsivi e a difficoltà a considerare le conseguenze a lungo termine;
  • Isolamento sociale e salute mentale: gli incel riportano tassi elevati di ansia, depressione e sentimenti di inutilità. Alcuni sono affetti da disturbi dello spettro autistico o da dismorfobia corporea, condizioni che accentuano la vergogna per il proprio aspetto e la paura del rifiuto. La mancanza di reti di supporto reali e la difficoltà a chiedere aiuto peggiora il senso di isolamento. Di conseguenza, i gruppi incel diventano un luogo in cui le idee estreme vengono rinforzate;
  • Ostilità e aggressività: la combinazione di risentimento e scarsa empatia porta spesso gli incel a trasformare il dolore in rabbia verso le donne. Le donne vengono disumanizzate (ad esempio definite “non persone”) e trattate come capro espiatorio, giustificando l’odio e perfino la violenza. Alcune ricerche suggeriscono che, in presenza di bassa autostima e visione distorta della realtà, gli incel possano interpretare il rifiuto sessuale come una violenza subita, richiedendo vendetta.

Attacchi e casi estremi legati alla subcultura incel nel mondo

Negli ultimi dieci anni il termine incel si è diffuso non solo come meme del web ma come etichetta applicata a vari crimini. Alcuni degli episodi criminali più noti che possono essere associati al fenomeno sono:

  • Elliot Rodger, un giovane incel, che uccise 6 persone (principalmente donne) a Isla Vista, in California, nel 2014, e ne ferì altre 14 prima di suicidarsi. Nel suo lungo manifesto postumo, Rodger spiegava di aver sopportato «un’esistenza di solitudine, rifiuti e desideri insoddisfatti, tutto perché le ragazze non mi hanno mai voluto». Il massacro di Isla Vista è stato definito la “prima strage incel” e ha ispirato altri attacchi;
  • Nel 2015, Chris Harper-Mercer uccise 9 persone in un campus dell’Oregon;
  • Alek Minassian, nel 2018, guidò un furgone a Toronto travolgendo i pedoni, uccidendone 11 (invocando la “rivolta incel”);
  • Jake Davison, nel 2021, uccise 5 persone in Inghilterra.

Tutti questi assassini erano giovani uomini arrabbiati perché rifiutati dalle donne e, in parte, ispirati dalle azioni di Rodger.

Deriva criminale in Italia

In Italia, finora, non ci sono stati attacchi dichiaratamente rivendicati come “incel” ma alcuni casi sono stati riletti alla luce di questa ideologia. Nel settembre 2020, a Lecce, il 23enne Antonio De Marco uccise Daniele De Santis e la fidanzata di lui Eleonora Manta perché provava risentimento per la loro relazione e per la loro felicità. Standard che lui riteneva irraggiungibili. Pochi mesi prima del delitto, De Marco aveva scritto sul diario: “Ho deciso che se entro la fine di quest’anno non avrò una ragazza ucciderò una persona […] Se il caso non vuole che Daniele e altre persone muoiano, allora deve farmi incontrare una ragazza che voglia stare con me”.

Questo atto, benché inquadrabile nella follia personale, è stato citato da membri di forum incel italiani come “ispirazione”. In questi ambienti, infatti, De Marco venne considerato un “eroe”.

Più recentemente, ad aprile 2025, è stato collegato all’incel anche l’omicidio di Chiara Spatola e Simone Sorrentino a Volvera (Torino). Le autorità, infatti, ritengono che l’assassino Andrea Longo fosse ossessionato dalla ragazza e avrebbe addirittura detto a Chiara “lascia quel ragazzino, vieni con me che sono un uomo vero”.

I contesti internazionali e gli effetti dei media

In occasione di questi crimini mediaticamente scottanti, i giornali internazionali e nazionali hanno dedicato reportage e analisi agli incel. Anche Adolescence, la serie Netflix rilasciata nel 2025 ideata da Jack Thorne e Stephen Graham e diretta da Philip Barantini, ha contribuito a diffondere la consapevolezza del fenomeno in Italia. La serie racconta il femminicidio di una ragazzina e il sospetto su un coetaneo: i dialoghi e la trama introducono esplicitamente il tema della “mascolinità tossica” e mostrano il protagonista a un passo dall’adesione all’ideologia incel.

Sui media italiani si è parlato di “sette online dei celibi involontari” e di “baby incel” (proprio nei giorni successivi all’uscita della serie) come di una minaccia emergente. I reportage di Wired e di testate come Corriere e La Stampaapprofondiscono da vicino i gruppi incel italiani, documentando i loro argomenti cospirativi (dalla pillola nera alla demonizzazione dei rifugiati). Nel complesso, gli incel sono ormai diventati un simbolo degli effetti perversi della rete: unendo esperienze di emarginazione personale e teorie radicali, hanno costruito una subcultura che oscilla tra solitudine, nichilismo e, in casi estremi, crimini efferati.

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