10 serial killer che non sono mai stati identificati o catturati negli Stati Uniti

Figura di un uomo con il volto oscurato, simbolo dei serial killer americani mai identificati e non catturati.

Foto di Malik Earnest su Unsplash. Immagine modificata da Fiabe Noir (filtro tinta unita verde).

Non sempre i serial killer vengono identificati e arrestati: ecco 10 assassini seriali americani che non sono mai stati catturati.

Tempo di lettura 13 minuti

C’è qualcosa di inquietante e magnetico nei serial killer che, da sempre, affascina l’opinione pubblica. Forse è il fascino è racchiuso nel brivido di provare a comprendere la mente di chi è capace di superare ogni limite morale senza scrupoli o, forse, è la paura sottile che si insinua quando ci chiediamo se, dietro un volto qualunque, possa nascondersi un segreto inconfessabile.

Ma le storie che davvero tolgono il sonno sono quelle dei serial killer (americani e non) che non sono mai stati catturati. Leggere di figure come Jeffrey Dahmer o Ted Bundy provoca orrore, certo, ma sapere della loro cattura regala anche una certa dose di sicurezza. Un senso effimero di sicurezza che svanisce quando si pensa agli assassini seriali sono riusciti a sfuggire alla giustizia.

Quello che segue è un viaggio tra dieci dei casi più agghiaccianti di assassini seriali statunitensi la cui identità è ancora avvolta dal mistero.

Serial killer americani che non sono mai stati catturati

1. Babysitter Killer: il killer dei bambini

Il killer di bambini della contea di Oakland (Oakland County Child Killer), noto anche come Babysitter Killer, è un serial killer non identificato che ha ucciso almeno quattro bambini nella contea di Oakland, Michigan, tra il 1976 e il 1977. Il macabro soprannome dell’assassino deriva dalla sua abitudine di lavare e vestire con cura i bambini prima di abbandonare i loro corpi senza vita. questo comportamento spinse i profiler dell’FBI a ipotizzare che il killer avesse una sorta di istinto genitoriale deviato.

Le piccole vittime, tutte tra i dieci e i dodici anni, furono rapite all’improvviso. Questa serie di rapimenti e omicidi sconvolse i genitori della contea di Oakland. La paura divorò la comunità. In beve tempo, comparvero pattuglie di vicinato, porte blindate e i bambini vennero costantemente sorvegliati. Nonostante la scoperta di alcuni indizi importanti, tra cui l’individuazione di un veicolo sospettato di appartenere all’assassino, ogni pista si concluse sempre con un nulla di fatto.

Lo sviluppo più recente relativo al caso risale al 2012 quando i detective isolarono il profilo del DNA del serial killer. Il profilo genetico, tuttavia, non corrispondeva con quello di nessun sospettato e anche il confronto con le banche dati si rivelò inconcludente.

Eppure, mentre la polizia continua a brancolare nel buio e le famiglie delle vittime sperano ancora di poter scoprire chi abbia ucciso i loro bambini, l’aspetto più inquietante del caso non riguarda il fatto che l’assassino sia ancora libero ma le peculiarità dei suoi rapimenti. Le quattro vittime, infatti, vennero tenute in vita tra i quattro e i diciannove giorni prima di essere uccise, lavate e abbandonante in strada.

2. L’assassino dell’alfabeto

Rochester, New York, primi anni ’70. Una città ordinata, coperta di neve in inverno, nascondeva un segreto crudele: un cacciatore di bambine che sceglieva le sue prede in base a un gioco infantile deformato. Nome e cognome dovevano cominciare con la stessa lettera. Tre ragazze – Carmen Colón, Michelle Maenza, Wanda Walkowicz – finirono così nel suo alfabeto della morte.

Venivano rapite, violentate, strangolate. Una volta, automobilisti atterriti videro la piccola Carmen correre mezzo nuda lungo una strada, tentando la fuga. Nessuno arrivò in tempo.

La polizia ebbe sospetti, seguì piste, individuò persino nomi: quattro uomini rientrarono nel mirino ma le prove svanivano. Uno di loro, anni dopo, fu giustiziato in Nevada per altri omicidi: le sue vittime, proprio come quelle del killer dell’alfabeto, avevano nomi allitterati. Coincidenza? Nessuna certezza.

Nel 2011, un legame tenue riaccese il caso. Ma l’Assassino dell’Alfabeto rimane ancora oggi un’ombra: un collezionista di iniziali che trasformava il linguaggio in un codice per uccidere.

3. Il collezionista di ossa di West Mesa

Albuquerque, New Mexico, 2009. Una donna passeggia in una zona arida chiamata West Mesa quando scorge un osso che spunta dalla terra. È un femore umano. Gli scavi rivelano l’orrore: undici corpi di donne, scomparse tra il 2003 e il 2005, sepolti come trofei silenziosi.

Molte erano lavoratrici del sesso, vite invisibili ai più. La polizia teme che siano solo una parte delle vittime: tredici altre sparizioni potrebbero essere collegate allo stesso serial killer. L’assassino divenne noto come il collezionista di ossa di West Mesa (West Mesa Bone Collector). Il soprannome, che sembra essere stato coniato per campeggiare su un poster cinematografico piuttosto che per indicare un’indagine di polizia, contribuì a rendere famosi i casi di omicidio che, ad oggi, restano irrisolti.

Il Bone Collector non ha lasciato tracce utili alla sua identificazioni sulle vittime e nel luogo di sepoltura. Teorie recenti parlano di un collegamento a una rete di traffico sessuale e ipotizzano che, a commettere gli omicidi, siano state più persone coinvolte nel traffico stesso. Altri, invece, pensano a un solitario predatore seriale.

Dal 2009, ogni anno arrivano 20-30 segnalazioni ma nessuna ha mai reso possibile la cattura del collezionista. Nel 2021, la polizia ha confermato che il caso è ancora attivo. C’è una taglia di 100.000 dollari sul killer… eppure il deserto tace. La terra di West Mesa continua a custodire più di quanto racconta.

4. Servant Girl Annihilator

Austin, Texas, 1884-1885. Le notti calde venivano rotte dal grido improvviso di chi veniva trascinato via dal proprio letto. Sette donne e un uomo, quasi tutti domestici, furono assassinati con ferocia. L’arma preferita: un’ascia. Le vittime venivano uccise mentre dormivano oppure venivano trascinate via dai loro letti e uccise fuori dalle loro case.

Il 24 dicembre 1885, Vigilia di Natale, tre vittime vennero massacrate in poche ore. I giornali dell’epoca chiamarono il killer Servant Girl Annihilator oppure, in tono ancora più cupo, Austin Axe Killer. L’assassino fu uno dei primi serial killer noti negli Stati Uniti

La polizia arrestò centinaia di sospetti ma non trovò mai il colpevoli degli otto omicidi. Alcuni studiosi ipotizzarono che il killer fuggì a Londra, diventando Jack lo Squartatore. Più realisticamente, la scia di sangue lasciata a Austin portava a Nathan Elgin, un uomo con solo quattro dita del piede: impronte simili furono trovate sulle scene.

Elgin morì nel 1886, colpito dalla polizia mentre aggrediva una donna. Ma il suo nome non finì mai negli atti ufficiali come colpevole. Così, il fantasma dell’ascia resta, sospeso tra storia e leggenda.

5. Il killer di Long Island

Dal 1996, sulle spiagge ventose di Long Island, qualcuno seminò corpi come conchiglie maledette. Le vittime – almeno dieci, forse di più – riposavano sotto la sabbia di Gilgo Beach, nascoste agli occhi del mondo finché, nel 2010, la scomparsa di Shannan Gilbert non portò a una scioccante scoperta. Cercando lei, la polizia trovò un cimitero costiero: resti avvolti in sacchi, vite cancellate, storie sepolte sotto metri di granelli di sabbia.

Il sospetto era un fantasma: un uomo con conoscenze da investigatore, abbastanza cauto da sfuggire alla giustizia per anni. Si ipotizzava un maschio bianco, tra i venti e i quarant’anni, capace di anticipare le mosse della polizia.

Poi, nel luglio 2023, il nome del killer comparve: Rex Heuermann. L’uomo, un architetto di Massapequa Park, è stato arrestato per tre omicidi e poi accusato di altri delitti nel 2024. Si è dichiarato innocente ma il processo potrebbe non iniziare prima del 2026. Colpevole o no, il vento di Long Island continua a sussurrare di un predatore crudele che conosce il mare, la sabbia e il silenzio.

6. The Doodler

San Francisco, anni ’70. Nei locali notturni, tra luci soffuse e sigarette, un uomo disegnava. Il soprannome “The Doodler” nasceva dalle sue matite: schizzi rapidi di volti maschili, volti che poco dopo avrebbero smesso di sorridere.

Tra il 1974 e il 1975, sei – forse quattordici – uomini, quasi tutti della comunità gay, furono aggrediti sessualmente e pugnalati. Alcuni sopravvissero ma tacquero: temevano l’onta, il giudizio, in un’epoca in cui l’amore diverso era ancora condannato. Il silenzio fu il miglior alleato dell’assassino.

Decenni dopo, la tecnologia riaprì spiragli. Nuove testimonianze emersero, il DNA diede la possibilità di scoprire nuovi dettagli sul caso e la polizia affermò di aver individuato una persona d’interesse, viva e residente ancora nella città. C’è una ricompensa da 200.000 dollari per chi porterà la prova definitiva della sua colpevolezza. Intanto, tra i vicoli e le luci di San Francisco, resta la paura che The Doodler continui a disegnare volti da cancellare.

7. Zodiac

Tra la fine degli anni ’60 e i primi ’70, la quiete della Baia di San Francisco venne interrotta da una voce che parlava attraverso enigmi e minacce. Si firmava Zodiac, come se fosse un personaggio inventato, ma dietro quelle lettere c’era un assassino reale, metodico e spietato. Non si limitava a uccidere: giocava. Inviava messaggi cifrati ai giornali, reclamava vittime, sfidava apertamente la polizia. In un clima già attraversato da tensioni sociali, la sua ombra rese la pauraun’abitudine quotidiana.

Cinque omicidi sono stati collegati con certezza al suo nome ma lui stesso ne rivendicò trentasette. Le sue vittime variavano: coppie appartate in luoghi isolati, un tassista fermato per una corsa mai pagata. Ogni volta, lasciava un indizio: un codice, un simbolo, un brivido. Alcuni dei suoi cifrari rimasero insoluti per decenni, fino a quando l’abilità di crittografi amatoriali riuscì a decifrarne due. Gli altri resistono ancora un enigma.

Nel 2021, un gruppo di investigatori indipendenti annunciò di averlo identificato in Gary Francis Poste, morto tre anni prima. La polizia non confermò. Forse perché, come nelle fiabe nere, non conta tanto il volto del mostro quanto la leggenda che lo circonda. E Zodiac, con la sua firma a forma di mirino, rimane un archetipo dell’assassino che resta l’enigma piuttosto che giustizia e cattura.

Serial killer non americani mai catturati e identificati: Canada e Regno Unito

Gli Stati Uniti non sono l’unico Paese in cui i crimini seriali restano irrisolti. Ecco alcuni esempi i serial killer (non americani) che non sono mai stati catturati o identificati in Canada e nel Regno Unito.

1. Killer dell’autostrada

L’autostrada 16, nella Columbia Britannica (Canada), si snoda per 724 chilometri tra foreste fitte e cieli immensi. Per decenni, quel nastro d’asfalto è stato ribattezzato Highway of Tears, l’Autostrada delle Lacrime. Tra il 1969 e il 2011, almeno diciotto donne, forse quaranta, sono scomparse o sono state trovate senza vita lungo quel percorso. Le vittime erano nella maggior parte dei casi giovani indigene, anime invisibili agli occhi di una società che raramente ascoltava le loro voci.

Gli omicidi sono avvenuti per oltre mezzo secolo. Gli investigatori sospettano che fosse attivo più di un assassino: predatori che pattugliavano la stessa strada, nascosti dietro la promessa di un passaggio in auto. La Royal Canadian Mounted Police è riuscita a risolvere un solo caso, lasciando diciassette destini sospesi nell’aria gelida della provincia.

Il sospettato condannato potrebbe essere responsabile di due omicidi, non di più. Il resto rimane avvolto nel mistero, forse legato a mani diverse, forse a un’unica mente che si è spenta prima di essere scoperta.

L’autostrada 16 oggi è ancora percorsa, ancora viva, ma porta con sé un silenzio che pesa. Ogni curva sembra trattenere un sussurro, ogni area di sosta nasconde la memoria di chi non è mai tornato a casa. È una strada che piange ancora e, forse, continuerà a farlo per sempre.

2. Bible John

A Glasgow, in Scozia, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, il ritmo vivace della Barrowland Ballroom nascondeva un’ombra letale. Tre giovani donne – Patricia Docker, Jemima McDonald e Helen Puttock – furono picchiate, violentate e infine trovate morte dopo aver incontrato lo stesso sconosciuto durante una serata di ballo. Lo sconosciuto venne chiamato Bible John perché parlava spesso delle Scritture, come se cercasse di rivestire di sacralità il proprio male.

L’unica testimone del caso fu Jean Puttock, la sorella di Helen, che quella notte condivise un taxi con lei e con l’uomo. Descrisse il killer come un giovane dal volto pulito, dalle maniere gentili e con un accento educato. Dietro quella calma apparente, però, si celava un assassino spietato e senza scrupoli.

La caccia a Bible John fu la più vasta nella storia criminale della Scozia: interrogatori, identikit, sospetti. Ogni indizio svaniva come fumo ma, col passare degli anni, il volto del killer si dissolse nella leggenda urbana.

Jean morì nel 2010, portando con sé l’ultimo sguardo diretto all’uomo. Oggi, il nome “Bible John” è un sussurro che ancora scivola tra i vicoli di Glasgow, un ricordo inquieto che danza al ritmo della musica di allora. Un predicatore del buio, rimasto per sempre in mezzo alla folla.

3. Jack lo Squartatore, il fantasma di Whitechapel

Londra, 1888. L’East End è un dedalo di vicoli umidi e male illuminati, dove il fumo delle lampade a gas si mescola all’odore acre di miseria. È qui che appare Jack lo Squartatore, un nome che ancora oggi suscita un brivido gelido. Non si sa chi fosse ma le sue vittime – almeno cinque, forse di più – erano donne, spesso relegate ai margini della società. Le mutilazioni erano così brutali da sembrare rituali e la precisione dei tagli fece pensare che l’assassino fosse un chirurgo, un macellaio o qualcuno che conosceva bene l’anatomia umana.

Jack non si limitava a colpire: scriveva. Lettere alla polizia, alla stampa, firmate con quel soprannome che sarebbe diventato leggenda. La più sinistra fu la “From Hell”, accompagnata da un pacchetto contenente un frammento di un organo umano. Londra intera tremava e le ronde di cittadini si moltiplicavano ma nessuno riuscì a fermarlo.

Molti sospetti furono avanzati: dall’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll, fino a figure legate alla famiglia reale. In particolare, furono sospettati due uomini legati alla regina Vittoria: il suo chirurgo John Williams e suo nipote e presunto erede al trono principe Alberto Vittorio. Ma la verità svanì insieme ai registri della polizia, distrutti durante la Seconda guerra mondiale. Oggi, Jack è più fantasma che uomo, una presenza che si aggira ancora nei corridoi della storia criminale. Proprio come in una fiaba oscura, il suo volto resta celato ma la sua ombra non ha mai smesso di camminare tra i vicoli di Whitechapel.

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